La famiglia Riva fino a pochi anni fa possedeva uno dei più grossi gruppi industriali nel campo dell’acciaio. Un piccolo impero nato nel 1957 a Caronno Pertusella e cresciuto fino a diventare il primo d’Europa, un gruppo che aveva fatto acquisizioni perfino in Germania e che nel 1995 acquisì l’Ilva di Taranto.
Quel gruppo, forse divenuto troppo potente, è stato distrutto: nel 2012 la magistratura sequestrò ai Riva l’Ilva, Emilio e i figli Nicola e Fabio vennero arrestati con l’accusa di danno ambientale e inquinamento e dovettero pagare più di un miliardo di euro (un miliardo!) per risanamenti ambientali, oltre al miliardo che avevano già speso.
Adesso, grazie a un articolo di Sandro Iacometti su “Libero”, abbiamo appreso le motivazioni della sentenza dello scorso luglio con cui Fabio Riva è stato assolto dall’accusa di bancarotta. Secondo il Gup Lidia Castellucci non c’è stata omissione sulle tutele ambientali e la gestione dei Riva nella vicenda Ilva è stata corretta.
E’ pazzesco, perchè quel sequestro e quegli arresti hanno provocato il declino di un colosso dell’imprenditoria italiana, l’Ilva è stata svenduta a un gruppo straniero che sicuramente, secondo noi, ha agito peggio dei Riva, e in questi anni si sono persi 23 miliardi di Pil nazionale.
“Tanto rumore per nulla”, scriveva Shakespeare, qui invece si è fatto tanto rumore per distruggere un colosso, per fare un danno immenso all’Italia, per poi scoprire che forse ci si era sbagliati! Se fossimo in un Paese serio, si andrebbe a fondo della questione, invece, alla fine, pagheremo noi il buco procurato, con le nostre tasse. E tutti zitti.
Piero Uboldi
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