Anni fa un commerciante fu multato dai vigili (se non erro, in Liguria o in Piemonte) poiché aveva esposto in vetrina un cartello con scritto “Sconti eccezzionali”: una “z” di troppo che gli costò cara, poiché è vietato dalla legge commettere errori grammaticali “in pubblico”.
Bei tempi, mi viene da dire, perché oggigiorno l’Italiano è calpestato, massacrato e offeso ovunque; pensate a quanti milioni di multe si dovrebbero dare se si applicasse la stessa regola a chi scrive, per esempio, su Facebook: i social sono la fiera degli errori, sono la strage delle “h”, sono l’apocalisse dei congiuntivi.
Per non parlare del punto e virgola, che per chi sa scrivere davvero in Italiano è una poesia, è esattamente come una pausa per chi scrive musica. Con la differenza che chi scrive musica sa usare le pause, chi scrive in Italiano non sa usare il punto e virgola; molti, probabilmente, non sanno neppure che esiste.
Il punto e virgola e il congiuntivo ormai li do per persi, ma cerchiamo di salvare almeno accenti e apostorfi: credetemi, “sto bene” e “non lo so” si scrivono senza accento, “un po’” va scritto con l’apostrofo, non con l’accento, mentre “qual è” non vuole l’apostrofo, ve lo giuro.
E poi, vi prego, “al di là” scrivetelo staccato se non intendete parlare del post mortem, perché sono due cose diverse!
E non fidatevi neppure del correttore automatico del vostro computer: qualche riga sopra ho scritto “apostrofi” e il mio pc l’ha indicato come errore: è ignorante pure lui, o meglio, è ignorante chi lo ha programmato…
Piero Uboldi
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