Sentir parlare di violenza sulle donne e di femminicidi addolora sempre, ma quando accade che la violenza e l’omicidio avvengano proprio qui, dove viviamo noi tutti, nella nostra comunità, al dolore si unisce una sensazione di sconcerto: come è possibile che una persona che ci vive vicino, che magari abbiamo incontrato per strada, al supermercato o al bar, arrivi a tanto?
Il caso di Senago, poi, è ancor più drammatico e grave, poiché si parla del fidanzato che ha ucciso una donna che era incinta al settimo mese. Ha ucciso lei e il loro figlio. Poi ha lucidamente nascosto il cadavere, ha fatto sparire passaporto e soldi come se la ragazza, di 29 anni, li avesse presi e fosse fuggita volontariamente. Infine ha tentato pure di bruciare il cadavere. Una lucidità omicida che lascia allibiti, e proprio questo mi fa riflettere.
Per un uomo è grave e imperdonabile perdere il controllo e usare violenza su una donna, a prescindere da quello che può esserci alle spalle. Ma unire alla violenza anche freddezza e cinismo lascia ancor più sconcertati. Lui prima l’ha tradita e poi, quando lei lo ha scoperto, anziché chiedere perdono, l’ha ammazzata convinto pure di farla franca. Ma con che testa crescono certi giovani? Cos’hanno al posto del cervello e della dignità?
Piero Uboldi
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