Giorni fa sono andato a cena in un ristorante che proponeva la buona cucina meridionale italiana. Ad un certo momento la cameriera ha messo sul tavolo una bottiglietta di olio senza etichetta. Lo so, è vietato dalle leggi nazionali, europee, mondiali e interplanetarie: ormai tutto deve essere industriale, tutto deve essere marchiato con etichetta, scadenza e tracciabilità.
Peccato che quell’olio fosse buonissimo, molto migliore di qualunque olio che troverei nelle bottiglie industriali. Si assaporava la genuinità. Però era fuorilegge.
Olio al ristorante senza etichetta
Allora mi è venuto da pensare: ma perché in un ristorante tutto deve per forza essere marchiato e tracciato? Quando io ero bambino, mi ricordo bene che l’olio al ristorante era nelle ampolle, la scadenza c’era solo sul latte e sullo yogurt, e siamo cresciuti sani lo stesso. Oggi invece tutto è normato e collocato sui binari del business.
Ma perché? La responsabilità oggettiva è un principio che deve valere per tutti o solo quando fa l’interesse di chi gestisce gli affari?
Mi spiego: quando una persona guida un’auto, nessuno sa da dove proviene, dove va, se è ubriaca o sobria: guida e basta e se causa un incidente, anche involontariamente, ne paga le conseguenze per la responsabilità oggettiva.
Perchè questa regola non deve valere per un ristoratore? Piena libertà di mettere in tavola quello che ritiene buono e genuino, ma se poi sbaglia, anche involontariamente, e qualcuno sta male, ne risponde lui.
Piero Uboldi
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