Una nota ufficiale del Ministero dell'Interno comunica che la scadenza per l'approvazione del Bilancio preventivo 2013 dei Comuni è prorogata dal 30 giugno al 30 settembre 2013. Significa che in quella data, cioè a tre quarti dell'anno ormai passati, potranno finalmente stabilire il programma delle spese… per quest'anno. In questa “follia” giuridica, amministrativa e finanziaria, sta ben riassunto il senso di uno Stato alla deriva. La proroga infatti viene concessa soprattutto perché i Comuni, ancora oggi, non hanno alcuna certezza su quello che, almeno una volta, era la loro principale fonte di entrata, ovvero i “trasferimenti dello Stato”. Non conoscendo le entrate, evidentemente, non si possono programmare le uscite. Ad oggi, l'unica certezza è che questi trasferimenti saranno ulteriormente e pesantemente ridotti rispetto a quelli, già ridotti del 2012 a loro volta ridotti rispetto al 2011. Siamo al punto che, con un ragionamento neanche troppo provocatorio, alcuni amministratori locali propongono allo Stato di revocare del tutto i trasferimenti, lasciando in cambio direttamente nel Comune quelle parti di imposte locali che vengono trasferite al Governo centrale (quota Imu, quota Tares, quota Irpef) ed eliminando i vincoli di spesa. “Di sicuro i comuni virtuosi, che nella nostra zona sono la maggior parte, avrebbero molti più soldi da spendere per i propri cittadini” – spiegano. Non vogliamo essere catastrofisti e d'altra parte non serve a nulla, la realtà ci sta già superando: per ora il bilancio preventivo è a fine settembre, avanti di questo passo e lo faremo a fine anno, così se eventualmente si scoprisse che che non c'erano soldi da spendere ma sono stati spesi comunque (dipendenti, luce, gas, acqua, servizi) ormai sarà troppo tardi e ai Comuni non resterà che… portare i libri in Tribunale.
Gabriele Bassani
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