A me non piace vivere da nostalgico, però credo che a volte guardarsi indietro faccia bene per mantenere i piedi ben saldi a terra, senza farci incantare da facili sirene. Oggi viviamo in un’era in cui la tecnologia la fa da padrona, le nostre vite sono state cambiate prima dall’arrivo dei televisori, poi dai telefonini, adesso ci profetizzano futuri sconvolgenti grazie all’intelligenza artificiale.
In questa corsa al futuro, però, ho la sensazione che stiamo perdendo alcuni ingredienti fondamentali del nostro essere uomini e donne: stiamo perdendo la capacità creativa manuale, la tradizione, il gusto del bello (quello vero, non le patacche che ci rifila l’arte contemporanea spacciandocele per bello).
Pensate alla scultura del volto del Cristo velato che si trova a Napoli, un vero miracolo artistico, pensate ai violini di Stradivari nati a Cremona, un suono inimitabile, pensate alle tarsie di Capoferri conservate nella Basilica di Bergamo: sono capolavori che oggi nessuna tecnologia e nessuna intelligenza artificiale sanno riprodurre. Nessuna. Sono capacità che ormai si sono perse. Noi pensiamo che questa corsa frenetica alla tecnologia ci arricchisca, ma se avessimo il coraggio ogni tanto di voltarci indietro a guardare seriamente al passato ci renderemmo conto che, in realtà, ci sta solo appiattendo.
Piero Uboldi
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