Io vorrei vivere in un Paese normale. Un Paese dove posso stare tranquillo che la Pubblica amministrazione fa il suo dovere fino in fondo e dove tutti abbiano almeno una coscienza. Non pretendo di vivere in un Paese dove tutti rispettano le regole, perché è un’utopia, non sarebbe un Paese normale, ma chiedo che almeno chi ha delle responsabilità faccia il suo dovere.
Mi riferisco, purtroppo, alla tragedia avvenuta lunedì sera a Garbagnate, dove un ragazzino di 15 anni è morto e una sua coetanea è gravissima in ospedale. Figli di brava gente che non meritava questo. Ma io, al di là della rabbia verso l’autista che guidava sicuramente ad alta velocità, ubriaco e senza patente (lui sostiene il contrario, ma al momento la versione ufficiale è questa), voglio capire altri due aspetti che mi fanno rabbia: quell’uomo guidava un furgone che non era suo, era di una ditta.
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Chi glielo ha affidato ha verificato i problemi che aveva avuto in passato e ha verificato che avesse davvero una patente valida prima di dargli in mano un mezzo che poteva diventare una bomba vagante?
Poi c’è un altro aspetto. L’autista era in affidamento ai servizi sociali: risultava residente a Milano, per cui si presume fosse affidato ai servizi milanesi. Però a quanto pare viveva a Garbagnate, pur senza essere registrato lì. Come funziona questa storia qualcuno me lo può spiegare? Perchè se io affido una persona, come può essere residente da una parte e vivere da un’altra? Da Milano lo stavano seguendo davvero? E come?
Piero Uboldi
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