Questa sera, martredì 27 maggio 2025, alle ore 20:45, la comunità di Senago si ritroverà al Parchetto tra via Pacinotti e via Padova per ricordare Giulia Tramontano e il piccolo Thiago, nel secondo anniversario della loro morte per mano del compagno e padre del nascituro, Alessandro Impagnatiello
Ricordo di Giulia Tramontano a due anni dall’0micidio di Senago
La commemorazione, organizzata dal Comune di Senago e dalla Comunità Pastorale San Paolo Apostolo, si svolgerà attorno alla Panchina Rossa, simbolo di lotta contro la violenza sulle donne, e vedrà la partecipazione delle autorità cittadine e religiose. In caso di pioggia, l’incontro si terrà sul sagrato della chiesa di Castelletto, in Piazza Tricolore.
Due anni fa, la storia di Giulia, giovane donna incinta di sette mesi, vittima di un femminicidio efferato consumato tra le mura domestiche, ha scosso profondamente l’Italia intera.
Il suo nome è divenuto un simbolo — di dolore, sì, ma anche di riscatto e di impegno civile. La sua uccisione e quella del piccolo Thiago, mai venuto alla luce, hanno rappresentato una ferita profonda per la comunità di Senago, che da allora non ha mai smesso di ricordarla, di proteggerne la memoria e di trasformare il lutto in azione.
La Panchina Rossa, installata nel luogo simbolo della commemorazione, è diventata nel tempo un punto di riferimento, un piccolo spazio di riflessione quotidiana sulla violenza di genere. L’iniziativa del Comune e della parrocchia vuole essere un gesto semplice ma potente: un richiamo collettivo alla coscienza, alla responsabilità sociale e all’urgenza di combattere ogni forma di abuso.
In questi due anni, l’eredità lasciata da Giulia ha assunto anche una dimensione pubblica. La sua storia è entrata nelle scuole, nei progetti educativi, nelle manifestazioni nazionali. Ma soprattutto è rimasta viva nei gesti delle persone comuni: in chi lascia un fiore sulla panchina, in chi partecipa in silenzio a una fiaccolata, in chi insegna a un bambino cosa vuol dire rispetto.
Questa sera Senago si fermerà ancora una volta. Per dire che Giulia e Thiago non sono stati dimenticati. Per ricordare che la memoria non è solo un dovere, ma anche uno strumento per cambiare il presente.
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