Dopo oltre 3.800 giorni di reclusione, Alberto Stasi non dovrà più fare rientro nel carcere di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, ultimo passo verso la definitiva libertà per l’uomo condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
La decisione segna la fine del percorso detentivo all’interno della struttura milanese, dove negli ultimi mesi gli spostamenti di Stasi erano finiti costantemente sotto i riflettori.
Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate
Già ammesso al lavoro esterno e poi alla semilibertà – con l’obbligo di rientrare a Bollate solo per dormire –, l’ex studente di Garlasco veniva ormai intercettato e avvicinato con frequenza da giornalisti e telecamere a ogni sua uscita dal penitenziario per i permessi concessi.
Proprio il silenzio stampa mantenuto rigorosamente in questo ultimo periodo, a differenza di una passata intervista televisiva non autorizzata, ha pesato positivamente sulla decisione dei giudici. La Procura generale ha espresso parere favorevole all’affidamento anche in virtù della condotta esemplare, delle relazioni eccellenti degli educatori di Bollate e del risarcimento avviato nei confronti della famiglia Poggi.
Stasi, che da tre anni lavora come contabile in uno studio a Milano, svuoterà ora la cella lasciando gran parte dei suoi effetti personali ai compagni di reclusione. Con un fine pena teorico fissato al 22 ottobre 2028, sconterà i poco più di due anni rimanenti interamente sul territorio, lontano dalle mura di Bollate e, nelle intenzioni della difesa, dall’assedio mediatico.




