Bollate, Marzia Capezzutti è morta, ma adesso giustizia è fatta.
La storia di Marzia Capezzuti è tristemente nota: la ventinovenne bollatese aveva conosciuto in Internet un ragazzo e dopo qualche tempo si era trasferita in Campania a vivere con lui. Poi la relazione finì, lei si mise con un altro uomo ma lui morì in circostanze non chiare e per Marzia cominciò un dramma: fu segregata, torturata e uccisa a Pontecagnano Faiano dai parenti del fidanzato morto.
Bollate, Marzia Capezzutti: la giustizia
In questi mesi non si sono fermate le indagini che già vedono a processo con sei capi d’imputazione i coniugi Mariabarbara Vacchiano e Damiano Noschese, ma a seguito di approfondite indagini è emerso che ha partecipato alle torture e all’uccisione della giovane anche il figlio sedicenne della coppia.
“L’amm affogata” (l’abbiamo affogata), aveva detto il 16enne alla sorella in un video, diventato la prova schiacciante. Il Tribunale per i minorenni di Salerno adesso lo ha ritenuto colpevole di omicidio in concorso con i genitori condannandolo a 16 anni di reclusione.
Marzia si era trasferita da Bollate a Pontecagnano in provincia di Salerno per amore, ma dopo la rottura con il fidanzato conosce Alessandro che purtroppo poco dopo morirà; dopo la morte di Alessandro, la giovane è rimasta a vivere con la sorella dell’uomo, colei che diventerà poi la sua aguzzina nonché sua assassina. I famigliari della bollatese, non avendo più sue notizie, si erano rivolti anche alla trasmissione “Chi l’ha visto?” e grazie proprio alle interviste sul posto condotte dai giornalisti alla Vacchiano e ai suoi famigliari, cominciano ad emergere diversi punti oscuri sulla vicenda. Marzia percepiva ogni mese un assegno di invalidità e, nonostante fosse scomparsa, qualcuno continuava ad incassare questi soldi.
Poi diversi vicini hanno iniziato a raccontare episodi di violenza che avvenivano all’interno dell’abitazione, ma purtroppo nessuno è intervenuto ad aiutare Marzia sottoposta a ripetuti pestaggi e sevizie, fino a portarla alla morte avvenuta tra il 6 e il 7 marzo 2022. Ora i suoi assassini sono in carcere, il corpo della giovane è stato restituito alla famiglia e il 30 settembre 2023 si sono celebrati i funerali nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro; nello stesso quartiere in piazza Santa Lucia lo scorso dicembre hanno dedicato a Marzia una panchina rossa con una targa: “Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti”, riferendosi a tutte quelle persone che hanno visto e taciuto, come ha ricordato in diverse occasioni anche l’avvocato della famiglia di Marzia, Nicodemo Gentile ( presidente dell’associazione Penelope): “qualcuno ne dovrà rispondere”.
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