Garbagnate, Antonio Lodato, Primario di Medicina trasfusionale parla dell’importanza delle donazioni di sangue.
Il dr. Lodato ci parla di sangue e donazioni Un’intervista è stata condotta dal Notiziario al primario della Medicina trasfusionale ed Ematologia dell’ospedale Salvini, il dottor Antonio Lodato.
Dottore, innanzitutto ci racconti un po’ di lei…
“Io ho vissuto sostanzialmente gran parte della mia vita a Milano. Sono il secondo di tre fratelli, ho studiato a Pavia e mi sono laureato nel 1981. Prima di laurearmi, alternavo lo studio al lavoro, aiutavo, assieme a mio fratello, il più grande, anche lui medico, i miei genitori nella gestione di un bar tabacchi a Porta Ticinese a Milano”.
Soddisfatto della scelta di studiare medicina?
“Sì, devo dire che non ho rimpianti. Forse l’unico rimpianto che ho, mi sia consentito, è che dovendo lavorare e studiare mi sono forse divertito meno di altri miei coetanei. Però la vita lavorativa, lavorando a stretto gomito con i miei genitori e con le persone, mi ha portato a vivere esperienze sempre stimolanti e assai spesso piacevoli”.
Il suo lavoro la impegna spesso fianco a fianco con l’associazione Avis. Come si presenta questo cammino?
“Da quando lavoro a Garbagnate, sono qui dal 1983, è nel 1985 che è incominciata l’avventura nel servizio trasfusionale. Ho sempre trovato delle persone simpatiche, disponibili. Abbiamo attraversato momenti difficili ed impegnativi sempre nel rispetto delle competenze di ognuno”.
Le donazioni nel vostro centro sono sufficienti al fabbisogno dell’ospedale stesso?
“Sì, noi siamo in grado di soddisfare le richieste dei presidi ospedalieri dell’Asst Rhodense (Garbagnate Milanese e Rho). Una parte degli emocomponenti che raccogliamo (sangue intero e plasma da aferesi), dopo la lavorazione e la validazione biologica, viene smistata e consegnata anche ad altri ospedali dell’area milanese (Niguarda, San Raffaele etc.…) La nostra azienda è sede di uno dei nove centri regionali di lavorazione e validazione del sangue (CLV). L’attività si svolge interamente all’interno del Servizio Trasfusionale presso l’ospedale di Garbagnate”.
C’è un ricambio generazionale dei donatori?
“Nell’ultimo decennio abbiamo incontrato importanti difficoltà. Il ricambio è essenziale per mantenere un bacino attivo di donatori. Ora, rispetto a qualche anno fa, la situazione tende sicuramente a migliorare. Però invecchiando la popolazione si fa più fatica a trovare dei giovani donatori”.
Donazione del sangue fondamentale per la medicina
Al giorno d’oggi la tecnica non ha ancora sopperito in toto al sangue da trasfusione?
“No. Alla fine degli anni ’90 e inizio degli anni 2000 si parlava di questa chimera, che era il sangue artificiale. Erano in corso studi particolari speranzosi di sperimentazioni. Tuttavia, a tutt’oggi, pur essendo in corso studi e sperimentazioni assai promettenti, il fabbisogno di sangue e di plasma, raccolto in maniera tradizionale, cioè dai donatori, è ancora indispensabile”.
Quando, dove e per quale patologia si usa necessariamente il sangue trasfuso?
“In tutte quelle situazioni in cui il paziente o, meglio, il midollo osseo di quel paziente non è in grado di soddisfare le richieste di globuli rossi per un corretto trasporto di ossigeno. Quindi situazioni chirurgiche, situazioni di emergenza e situazioni anche croniche e, visto l’invecchiamento della popolazione generale, queste situazioni tendono a diventare più numerose”.
Cosa direbbe per convincere potenziali donatori?
“Direi che l’attività dei donatori di sangue e di plasma, ribadisco il concetto donatori di plasma, costituisce uno dei pilastri fondamentali di una corretta gestione sanitaria nella nostra regione vi è una forte necessità di aumentare la raccolta di plasma raccogliere il plasma: il plasma donato è essenziale per la produzione di farmaci salvavita quali: Albumina, Immunoglobuline (anticorpi) e fattori della coagulazione. Senza la preziosa azione ed attività dei donatori e delle associazioni non saremmo in grado di soddisfare tale necessità”.
Soddisfatto del suo lavoro e della sua equipe di divisione?
“Tutto quanto è stato ottenuto, soprattutto negli ultimi dieci anni, è merito della preziosa attività svolta da tutto il personale del Servizio Trasfusionale aziendale. L’attivazione del Centro di Lavorazione e Validazione del sangue ha richiesto uno sforzo organizzativo e gestionale davvero pesante. È solo grazie all’impegno di tutti i miei colleghi e di tutto il personale che abbiamo raggiunto risultati davvero lusinghieri”.
La sua divisione si ferma al solo ospedale di Garbagnate o avete altri centri territoriali?
“La nostra attività si estende a tutta l’azienda Rhodense. I due presidi ospedalieri per acuti Garbagnate e Rho, sono sotto la nostra gestione, io sovraintendo a questa attività, ma esistono anche altri presidi ospedalieri convenzionati con la nostra azienda e che usufruiscono della nostra attività trasfusionale, come la clinica San Carlo di Paderno, le residenze per anziani: utilizzano gli emocomponenti prodotti dal nostro centro. Voglio ricordare, inoltre, la proficua collaborazione con il Centro Vittorio Formentano di Limbiate, gestito da Avis Provinciale Milano; qui si svolge una notevole ed importante attività di raccolta di sangue e, soprattutto, di plasma da aferesi. Ricordo poi il rapporto collaborativo con l’Avis di Parabiago”.
C’è un medico o una persona che sono stati particolarmente significativi nella sua crescita professionale?
“Io prima di tutto, quando arrivai molto giovane al trasfusionale, dopo un passato nell’ambito della medicina generale, incontrai due colleghi, il mio primario, il dottor Luca Sciariada e il suo aiuto, il dottor Claudio Velati. Ecco, di loro ricordo la grande professionalità, ma non ricordo solo loro; anche se loro sono stati i miei maestri. Ricordo anche tutti gli altri colleghi che hanno popolato la mia vita professionale”.
Qual è la parte del suo lavoro che più la appassiona?
“Da quasi 15 anni dirigo il centro e anche l’attività medica e confesso che ogni tanto, quando sono stanco, arrabbiato per tutti i problemi legati alle lungaggini burocratiche, decido in quei giorni di tornare a fare solo unicamente il medico, che è la cosa che trovo ancora divertente”.
M.G.




