Garbagnate, Cristina Menabò è approdata in America dopo avere attraversato l’Oceano in barca.
L’avevamo lasciata in mezzo all’Oceano Atlantico, a bordo di un catamarano mentre, con altri cinque colleghi di navigazione, stava effettuando un’avventurosa traversata oceanica nell’ambito della prestigiosa regata transatlantica “RORC”, che parte da Lanzarote per arrivare a Grenada, nei Caraibi.
Cristina Menabò, 29 anni, navigatrice garbagnatese, è riuscita nell’impresa, approdando settimana scorsa a Saint George’s, Grenada. L’imbarcazione di Cristina e dei suoi compagni d’avventura si è classificata seconda nella categoria “multihull”: hanno attraversato l’Atlantico con il loro catamarano in 14 giorni, 1 ora, 33 minuti e 4 secondi di navigazione.
Cristina, da Garbagnate, è approdata in America dopo avere attraversato l’Oceano in barca
Una traversata non certo facile, come ci ha spiegato Cristina stessa all’arrivo a Grenada, poiché gli imprevisti non sono mancati e si è verificato anche un problema tecnico con un principio d’incendio a un contatore elettrico. Nulla di pericoloso, certo, ma quando sei in mezzo all’oceano qualunque imprevisto può diventare un problema. “Adesso staremo ancora qualche giorno a Grenada – ci raccontava Cristina lo scorso weekend – dopodiché partiremo per Martinica dove ci fermeremo tutto il mese di febbraio, per poi dirigerci a Barbados per passare la settimana di Pasqua. Navigheremo in acque caraibiche fino all’inizio della stagione degli uragani, dopodiché porteremo la barca in cantiere fuori dall’acqua per una manutenzione completa”.
Che cosa farà poi la coraggiosa navigatrice garbagnatese? La speranza, come ci raccontava due settimane fa, è quella di poter procedere nel giro del mondo affrontando l’Oceano Pacifico, ma tutto dipenderà dalla manutenzione dell’imbarcazione, poiché si tratta di una sorta di prototipo che richiede molte cure e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: “Anche se abbiamo un’idea generale di quello che faremo durante l’anno – ci spiega Cristina da Grenada – l’organizzazione in questo tipo di lavoro va di giorno in giorno, se non di minuto in minuto, perché sempre si può rompere o può smettere di funzionare qualcosa da un momento all’altro…”.
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