Giacomo Longhi, di Saronno, racconta la sua fuga da Teheran sotto il bombardamento di Israele. Lo ha fatto ieri sera a Tgr Lombardia su Rai 3.
“Io come tanti altri ci aspettavamo magari degli attacchi mirati a siti di interesse strategico come centrali nucleari, mai ci saremmo aspettati che colpissero così direttamente Teheran in pieno della notte in cui tra l’altro solo la prima notte sono morte persone civili, non sono stati solo ammazzati capi militari” – ha raccontato Longhi, traduttore specializzato da tempo in Iran per il suo lavoro al fianco di operatori stranieri, ha deciso di fuggire dal Paese e l’altra sera, grazie all’aiuto di amici, è arrivato in Azerbaijan.
Traduttore di Saronno in fuga dall’Iran sotto le bombe
“Adesso gli italiani che sono rimasti a Teheran so che hanno trovato rifugio almeno alcune notti presso la residenza dell’ambasciatore. Io pure non avrei voluto lasciare il Paese, cioè non auguro a nessuno di lasciare un paese che ama salutando le persone senza sapere che le persone che ama non sono al sicuro”.
Ci si chiede se sia possibile evacuare rapidamente la capitale dell’Iran
“Non si può svuotare nel giro di pochi giorni una città di 12 milioni di persone. Chiaramente tanti stanno fuggendo, c’è tanto traffico, non c’è neanche la benzina tra l’altro.
Infatti una delle cose di cui sono stato testimone mentre andavo via erano le lunghe code ai distributori di benzina.
Da qui l’appello alle istituzioni. “Sebbene io tengo tantissimo agli iraniani, tengo anche alla vita dei civili israeliani, tengo alla vita di noi europei, degli americani, credo che il governo italiano e l’Unione Europea debbano intervenire tempestivamente a livello diplomatico facendo tutto il possibile per fermare questa escalation che mette molto in pericolo anche noi”.
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