Senago, Asst Rhodense e Comune presentano la nuova Casa di Comunità ai cittadini.
La nuova Casa di Comunità di Senago aprirà entro la fine di giugno. Numerosi i servizi che verranno attivati, dall’Ambulatori Medico Territoriale (con un medico di famiglia a disposizione) agli ambulatori specialistici, dallo psicologo delle cure primarie all’infermiere di famiglia.
LA PRESENTAZIONE UFFICIALE
Martedì pomeriggio sala consiliare gremita di cittadini per la presentazione ufficiale nell’incontro organizzato da Asst Rhodense e Amministrazione. Il sindaco ha ripercorso i passaggi salienti dalla delibera del dicembre 2021, in cui è stata assegnata a Senago la Casa di Comunità, all’importante traguardo raggiunto con la realizzazione di una struttura socio-sanitaria pubblica in via Leonardo Da Vinci. Dal primo cittadino i ringraziamenti ad Ats Milano, Regione Lombardia, Asst Rhodense e alle due Giunte che sotto la sua guida hanno contribuito a questo importante risultato. La struttura, come già anticipato, verrà intitolata alla memoria di Giulia e Thiago Tramontano.
RISPOSTE AI BISOGNI EMERGENTI
“L’obiettivo delle Case di Comunità è dare risposte ai bisogni emergenti – ha spiegato il direttore generale di Asst Rhodense Marco Bosio – L’età media si attesta attorno agli 84 anni e questo impone un modello di sanità diversa da quella che una decina di anni fa vedeva negli ospedali l’unica soluzione. La sanità moderna deve valorizzare il territorio, privilegiare le cure domiciliari e intercettare i cittadini prima che arrivino in ospedale. L’obiettivo è intercettare i bisogni e trovare soluzioni diversificate potendo contare anche su una presa in carico multidisciplinare del paziente”. Una tesi sostenuta anche dai dati su cui si è soffermato Paolo Chiapponi, direttore del distretto Garbagnatese. 193mila utenti circa, il 41% affetto ma malattie croniche, in molti casi più di una, tra le principali quelle cardiovascolari e polmonari.
Senago, Asst e Comune presentano la nuova Casa di Comunità. I nuovi servizi della struttura
La necessità di rispondere a nuovi bisogni si è tradotta nella scelta dei servizi introdotti. Ad annunciarli il direttore sociosanitario Emiliano Gaffuri. Il Punto Unico di Accesso (PUA) ha lo scopo di rispondere ai bisogni di natura sanitaria, assistenziale, psicosociale e amministrativa. Qui si possono trovare infermieri di Comunità e assistenti sociali. In fase di accoglienza il Pua fornisce tutte le informazioni e orienta verso i servizi competenti. Gestisce anche situazioni di fragilità che richiedono l’intervento coordinato di più servizi.
Attivato anche l’Ambulatorio Medico Territoriale (AMT) in cui saranno presenti medici dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. Durante le visite potranno consultarsi con gli specialisti presenti in struttura. Sarà presente anche un Ambulatorio Infermieristico. L’infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) sarà una delle nuove figure di riferimento. Oltre alle prestazioni in struttura si occuperà delle cure domiciliari del paziente per medicazioni o nei casi di post degenza ospedaliera. La sua funzione vedrà anche un ruolo di orientamento all’educazione sanitaria e ai corretti stili di vita.
ALTRI SERVIZI IN PARTENZA
Nella nuova struttura anche ambulatori di specialisti, diagnostica di base, punto prelievi e il CUP per le prenotazioni di visite ed esami e il servizio di Scelta e Revoca del medico. Verrà introdotta la figura dello Psicologo di Comunità per consulti gratuiti anche in relazione ai nuovi e crescenti casi di disagio. A medio termine si lavorerà sulla prevenzione e sulla promozione della salute con l’introduzione di servizi di screening, vaccinazioni, attenzione alle aderenze terapeutiche ed educazione alimentare.
24“Altri servizi saranno da progettare insieme alla Comunità – hanno spiegato i vertici aziendali – in base alle necessità e alle richieste del territorio. L’invito a contribuire è esteso anche alle associazioni di settore e ai medici di famiglia”.
MEDICI DI FAMIGLIA
L’invito a “trasferirsi” nelle Case di Comunità è arrivato dal dottor Leonardo Santoro, referente dei medici di famiglia senaghesi. “C’è un doppio vantaggio – ha spiegato – il medico di famiglia ha un rapporto fiduciario con i propri assistiti, conosce la storia clinica, le patologie, spesso anche figli e nipoti. Può bussare alla porta di un cardiologo o un di altro specialista in tempo reale per chiede un consulto o di chiarire un dubbio su un paziente che sta visitando. Può lavorare in sinergia con gli specialisti. Per i pazienti che sappiamo spesso anziani e fragili il vantaggio sarà quello di non dover girare mille sportelli per cercare risposte, sarà tutto a portata di mano con servizi integrati e supporto”.
COMUNI INSIEME
All’incontro anche Sandro Fumagalli, presidente di Comuni Insieme, la struttura con la quale gli otto Comuni del Garbagnatese programmano insieme alcuni servizi e politiche sociali. “Siamo tutti consapevoli delle difficoltà della sanità, spesso ci si sente soli con le proprie fragilità o si deve ricorrere al privato – ha spiegato – Le Case di Comunità sono un primo passo serio e concreto per un cambio di rotta. I nostri operatori saranno presenti, si occuperanno di quel coordinamento tra l’ambito sanitario e quello sociale che permette di evitare mille sportelli, dando risposte a quei bisogni che spesso gli utenti non sanno a chi fare o che non riescono neanche a tradurre in domande”.
IL CONFRONTO CON LA CITTADINANZA
Dopo la presentazione spazio alle domande per chiarire dubbi o fornire ulteriori informazioni ai cittadini. Dalla mancanza di medici e infermieri, che ha visto negli ultimi mesi numerose nuove assunzioni da parte dell’Asst Rhodense proprio in vista dell’apertura delle nuove strutture, alla telemedicina, che nel medio e lungo tempo verrà attivata con nuove infrastrutture regionali a servizio degli utenti ma anche dei medici di famiglia. A colpire il pubblico anche l’entusiasmo di assistenti sociali e infermieri di Comunità che hanno portato l’esperienza nelle Case di Comunità già attivate dall’Asst Rhodense. “Lavoriamo con impegno per creare strutture accoglienti con professionisti che possano lavorare al meglio – ha concluso il direttore generale Marco Bosio – e nel tempo ci attiveremo per integrare tutto ciò che servirà perché l’obiettivo è dare risposte in termini di salute e di servizi”.
Stefania Priolo




