Superdì, lavoratori ancora senza cassa; 700 famiglie da 6 mesi senza entrate

I lavoratori della catena Superdì-Iperdì sono da sei mesi esatti senza stipendio e senza la cassa integrazione, a cui hanno formalmente diritto dal 29 settembre scorso.

Le promesse di un primo assegno entro gennaio formulate tanto dal Ministero per lo Sviluppo Economico quanto da Regione Lombardia, ad oggi sono cadute nel nulla.

Ci sono oltre 700 lavoratori che dalla scorsa fine di luglio non hanno entrate.

Una situazione che diventa sempre più difficile da sostenere per i lavoratori della catena di supermercati fondata dalla famiglia Franchini, i cui 43 punti vendita distribuiti tra Lombardia, Piemonte e Liguria, sono ormai tutti chiusi.

 

L’Inps, che deve erogare gli assegni della cassa integrazione, all’ultima richiesta di spiegazioni ha risposto che mancano ancora dei documenti da parte dell’azienda.

A questo punto, i circa 300 dipendenti che saranno assorbiti nei 14 punti vendita già ceduti, con affitto di ramo d’azienda ai due marchi Italmark e Famila, scalpitano per iniziare a lavorare, così da vedere presto almeno uno stipendio.

 

Tra questi quelli di Cogliate e Barlassina.

Abbandonati a loro stessi invece gli altri oltre 400 lavoratori che ad oggi non hanno alcuna destinazione concreta, tra cui quelli di Cislago, Cesate, Bollate, Senago.

Si fanno insistenti   le voci sulla trattativa avanzata con un altro grande marchio per i punti vendita Iper di Senago, Cesano Maderno, Trezzano sul Naviglio, Porto Ceresio e Lodi.
Il prossimo appuntamento al Mise sarà il 7 marzo.

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