No allo scaricabarile dei sindaci sul tema dei Data Center.
Non si placa lo scontro attorno alla proliferazione dei Data Center nell’Alto Milanese e nella Città Metropolitana. Dopo la presa di posizione dei 52 primi cittadini del territorio — che avevano denunciato di essere stati spossessati dei propri poteri decisionali a causa delle procedure uniche statali e regionali —, arriva la durissima replica della Rete dei Comitati Stop Data Center.
Data Center, la rete dei comitati contro lo scaricabarile dei sindaci
Per i comitati ambientalisti e i gruppi di cittadini che da mesi analizzano carte e progetti, la protesta dei sindaci è un tentativo tardivo di smarcarsi dalle proprie responsabilità amministrative.
«Nessuno li ha obbligati a svendere il territorio»
Nella nota diffusa dalla Rete si mette in discussione la presunta “impotenza” degli enti locali:
«Prima di lamentare la perdita di poteri, non sarebbe opportuno spiegare come si è arrivati alla situazione attuale? Chi ha approvato le varianti urbanistiche? Chi ha adottato i piani attuativi e rilasciato i titoli edilizi?» chiedono polemicamente i rappresentanti dei Comitati.
Secondo la Rete, il procedimento unico non cancella le prerogative dei Comuni sul Piano di Governo del Territorio (PGT):
«Nessuno può obbligare un’amministrazione a modificare il proprio piano per fare spazio a un data center. Di quale impotenza si parla, dunque? Non si può rivendicare la titolarità delle decisioni quando si approvano i progetti e poi dichiararsi impotenti quando emergono le preoccupazioni dei cittadini.»
L’ombra del “caso Cesate” e la mancanza di trasparenza
A pesare nel dibattito è l’eco di vicende emblematiche come quella di Cesate, dove l’insediamento di un imponente data center ha sollevato forti polemiche per il consumo di suolo, il forte impatto sulle risorse idriche ed energetiche e l’assenza di un preventivo coinvolgimento della popolazione. Un modello che, secondo i Comitati, si sta ripetendo a macchia d’olio in diversi comuni limitrofi.
«In molti territori le comunità hanno scoperto i progetti a procedimento avanzato o a giochi ormai fatti» incalza la nota. «Trattative condotte a porte chiuse tra proponenti e amministrazioni: compensazioni economiche in cambio di ettari di territorio svenduti a scapito di chi quei luoghi li vive ogni giorno.»
I comitati sottolineano come la concentrazione di queste strutture generi un impatto cumulativo devastante su rumore, emissioni di calore e rete elettrica locale, che non può essere gestito analizzando le singole prassi edilizie in modo isolato.
Data Center, la richiesta: moratoria e Piano Nazionale Strategico
Per uscire dall’empasse, la Rete dei Comitati rivolge un appello chiaro sia al Governo centrale che alle amministrazioni locali:
A livello Nazionale: La definizione di un Piano Nazionale Strategico delle Infrastrutture Data Center sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) preventiva. “Prima si programma, poi si autorizza. Non il contrario.”
A livello Locale: Un banco di prova immediato per i 52 sindaci firmatari della protesta.
«I sindaci abbiano il coraggio di scegliere da che parte stare. Chiediamo di iscrivere al primo Consiglio Comunale utile l’ordine del giorno promosso dalla Rete con la richiesta formale di moratoria sui data center, mettendolo direttamente al voto dell’aula. È il momento della trasparenza totale: contano i fatti, i voti e gli atti!»



