Garbagnate, 4 cortei per il futuro del vecchio Ospedale Salvini: il significato dell’iniziativa.
Quattro cortei, cinque Comuni, un centinaio di associazioni e un unico obiettivo: riportare al centro dell’attenzione il futuro dell’ex ospedale Santa Corona. Sabato 17 ottobre si è tenuta una sentita manifestazione promossa dal Comitato Cittadella Socio Sanitaria Santa Corona con il patrocinio dei Comuni di Garbagnate Milanese, Arese, Cesate, Solaro e Senago e la collaborazione degli studenti del Russell-Fontana.
A spiegare il significato dell’iniziativa al Notiziario è Furio Zucco, presidente dell’Organizzazione di volontariato Presenza Amica, già direttore del Dipartimento di Anestesia, Rianimazione, Cure Palliative e Terapia del Dolore dell’allora Azienda ospedaliera G. Salvini e socio fondatore del Comitato per la Cittadella Socio- Sanitaria Santa Corona.
Il Santa Corona è patrimonio di chi?
“È innanzitutto patrimonio di chi, nel 1923, volle e realizzò una struttura sanitaria allora assolutamente all’avanguardia. Ma è anche patrimonio delle centinaia di migliaia di persone che l’hanno vissuta nel corso delle generazioni: malati, familiari, sanitari, personale tecnico-amministrativo e volontari, fino al 2015. È poi patrimonio culturale della popolazione dell’attuale Città metropolitana di Milano. Il Santa Corona ha rappresentato una vera ‘fabbrica della salute’ ben prima del boom economico degli anni Sessanta e delle profonde trasformazioni sociali e industriali del territorio. È stato anche un luogo di integrazione sociale e culturale, accomunato dalla lotta alla sofferenza”.
E patrimonio di che cosa?
“Prima di tutto dell’idea del prendersi cura delle persone malate, comprese quelle che un tempo erano considerate inguaribili. Fino alla nascita del Servizio sanitario nazionale, nel 1978, il Santa Corona era soprattutto un sanatorio e la tubercolosi rappresentava uno dei grandi problemi sanitari dell’epoca. La sua storia si lega a quella della Confraternita Santa Corona, fondata nel 1497 con l’obiettivo di assistere i malati poveri e bisognosi di Milano. Un principio di solidarietà che, secoli dopo, ha trovato continuità anche nelle esperienze delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare sviluppate al Santa Corona alla fine degli anni Settanta. È un patrimonio di ideali che attraversa più di cinque secoli”.
Quale futuro per l’ex ospedale di Garbagnate?
Il Santa Corona può essere ancora un patrimonio per il futuro?
“Certamente. È proprio ciò per cui ci stiamo impegnando con il Comitato. Siamo convinti che il Comune di Milano, proprietario dell’area e degli edifici, insieme a Regione Lombardia e alle altre istituzioni, possa individuare le risorse necessarie per il recupero della struttura. Nonostante i vandalismi subiti negli ultimi undici anni, crediamo che il complesso possa avere ancora un futuro con finalità socio-sanitarie, sociali, culturali, formative e solidali. L’adesione di circa cento associazioni al Cammino del 17 ottobre dimostra quanto questo tema sia sentito”.
Zucco prova anche a immaginare concretamente una nuova destinazione per gli spazi: “Nell’ala ovest si potrebbero prevedere servizi dedicati agli anziani non assistibili a domicilio, magari appena dimessi dall’ospedale, e una seconda struttura hospice immersa nel verde. L’ala est potrebbe invece essere aperta ai giovani, con un campus universitario, spazi per le associazioni di volontariato, un museo della salute e attività scolastiche e culturali”.
Un progetto ambizioso che, sottolinea Zucco, ha già coinvolto anche le nuove generazioni: “In occasione del centenario del Santa Corona, gli studenti dei licei locali, insieme al Politecnico di Milano, hanno elaborato interessanti progetti di recupero. Per noi non è un’utopia. Si può fare”.
Ed è proprio questo il messaggio che il Comitato ha voluto affidare alla camminata del 17 ottobre: tornare simbolicamente al Santa Corona per chiedere che un luogo fondamentale nella storia del territorio possa avere anche un nuovo futuro.




