La tempesta che devastò Garbagnate, 300 anni fa.
Un salto indietro di tre secoli per riscoprire un episodio drammatico della storia locale. Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, a Corte Valenti, Claudia Banfi ha tenuto una conferenza dedicata alle terribili conseguenze che una violenta tempesta provocò nel 1725 sul territorio di Garbagnate e nelle zone vicine. L’incontro è sta to promosso dal Gruppo Culturale La Piazza, dalla Comunità Pastorale Santa Croce, dalla Familia di Baciocch e dal Comune di Garbagnate Milanese, con la presenza del sindaco Barletta e dell’assessore Travagliati.
Ad aprire il pomeriggio è stato il presidente de La Piazza, dottor Mario Marone, che ha ringraziato il pubblico e la relatrice, ricordando come Claudia Banfi sia già stata protagonista di numerose iniziative culturali molto partecipate. Marone ha quindi introdotto brevemente il tema della conferenza, soffermandosi su quel 1725 che fu particolarmente difficile per l’economia agricola della zona, segnata nel corso dell’anno da siccità e fortissimi temporali.
In Corte Valenti la prof. Banfi riporta alla luce l’episodio, tra danni e devozione popolare
La professoressa Banfi ha poi ricostruito il contesto storico, ricordando come già nel XIII secolo la zona di Santa Maria, con una piccola chiesa, comparisse nelle proprietà ecclesiastiche. A parlarne fu anche Goffredo da Bussero, storico vissuto nella seconda metà del Duecento. Su quel luogo sarebbe poi sorta la chiesa di Santa Maria Nascente. Dai documenti catastali emergono anche numerose proprietà dei Visconti di Milano nella zona di Santa Maria Rossa. Proprio alcuni documenti ritrovati nella soffitta della sacrestia hanno permesso di recuperare testimonianze relative a quel maggio del 1725, quando violentissimi acquazzoni e fulmini provocarono gravi danni e devastazioni alle coltivazioni.
In seguito a quegli eventi, don Giuseppe Miloni, proprietario del luogo di Santa Maria Rossa, fece realizzare per devozione un altare dedicato a San Grato, patrono di Aosta e tradizionalmente invocato come protettore dei frutti della terra contro fulmini e calamità naturali. Da qui la conferenza si è allargata alla figura del santo e alle radici antiche della devozione popolare, con una ricostruzione che ha coinvolto il pubblico grazie alla capacità narrativa della relatrice.
L’incontro ha permesso così di riportare alla luce una pagina poco conosciuta della storia garbagnatese, mostrando come eventi naturali estremi, fede e vita quotidiana si siano intrecciati profondamente nel passato del territorio.



