Dodici anni di reclusione e altri tre di misura di sicurezza in una casa di cura e custodia al termine della pena. È la richiesta formulata oggi, martedì 6 ottobre, dal pubblico ministero Roberto Bonfanti nei confronti di Elena Pagani, imputata davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio del suocero Romolo Baldo, 86 anni.
L’anziano era stato ucciso a coltellate il 9 giugno 2025 nella villetta di via Pio XI, a Saronno, dove viveva con il figlio e la compagna. Pagani era stata arrestata in flagranza e aveva poi confessato l’omicidio.
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Al centro della requisitoria, durata circa due ore, la capacità di intendere e di volere della donna al momento dei fatti. La perizia psichiatrica disposta dalla Corte ha definito la sua capacità «grandemente scemata», ma non completamente esclusa, rilevando un grave disturbo di personalità e precedenti episodi psicotici.
La Procura ha quindi riconosciuto la semi-infermità mentale e le attenuanti generiche, ritenendole prevalenti sulle aggravanti della minorata difesa e della convivenza con la vittima. Secondo l’accusa, però, alcuni comportamenti tenuti prima e dopo il delitto dimostrerebbero una residua capacità di comprendere le proprie azioni. Baldo fu colpito con otto coltellate, quattro delle quali mortali. Dopo l’aggressione Pagani chiamò il compagno e venne trovata dai carabinieri ancora con il coltello in mano. Inizialmente riferì di essere stata molestata sessualmente dal suocero, circostanza poi non confermata e che non era mai stata segnalata prima dell’omicidio. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Giovanna Menichino, ha contestato il riconoscimento delle attenuanti generiche, sottolineando anche l’assenza di scuse o risarcimenti alla famiglia. La difesa, con l’avvocato Angelo Murdolo, ha invece chiesto l’assoluzione per totale incapacità di intendere e di volere.




