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Furti sulla metro e bimbi usati per evitare il carcere, 8 arrestati | VIDEO

La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, ha arrestato 8 cittadini di origine bosniaca per il reato di associazione per delinquere finalizzata in particolare ai furti con destrezza all’interno delle metropolitane.

Grazie alla collaborazione internazionale delle Forze di polizia, una ricercata è stata arrestata all’aeroporto di Lisbona in partenza per Londra ed un’altra è stata arrestata nella città di Barcellona dove l’associazione aveva ville di proprietà.

L’indagine trae origine da una denuncia per estorsione presentata da una giovane di origini bosniache, nei confronti di altri connazionali che la costringevano a delinquere per loro.

Chiedevano infatti una somma di denaro in cambio dell’autorizzazione a vivere e rubare nella città di Milano, dopo essersi “formata” nel settore specializzato dei furti presso le metropolitane di Roma sotto la protezione del suo capo, O.M.

Dalle intercettazioni è emerso che il capo O.M. e i suoi familiari, tra cui il figlio O.S, minorenne all’epoca dei fatti, i nipoti O.A e O.R, le mogli e le compagne di costoro, avevano costituito una associazione finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di furti, posti in essere nei centri urbani di Milano, Venezia e Genova.

I furti consumati con destrezza venivano posti in essere in danno di turisti, prevalentemente stranieri, ritenuti meno attenti e con maggiore disponibilità di denaro contante.

L’associazione, costituita dal capo, era fondata su un vincolo familiare corrente tra i consociati, tutti dimoranti agli stessi domicili, tra cui uno in via Famagosta a Milano, e in possesso di veicoli comuni per gli spostamenti necessari per la realizzazione dei reati.

Talvolta la sistemazione avveniva in alberghi o abitazioni gestite da persone compiacenti.

A dimostrazione di un sistema ben collaudato e fondato sulla buona conoscenza del sistema penale italiano (con riferimento alla tutela delle donne incinte e madri di prole in tenera età) è stato accertato il ricorso a baby sitter.

 

Queste, oltre ad occuparsi sin dalla nascita della gestione dei figli minori dei sodali, all’occorrenza avevano il compito di condurre immediatamente il neonato da un’altra donna rom, che a sua volta doveva portare il bambino nell’ufficio di polizia in cui si trovava la madre arrestata, così da ottenere un differimento di pena o la denuncia in stato di libertà in alternativa all’arresto in flagranza.

Il tutto sotto la regia degli uomini.


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