“Affascinata dalla morte“. “Attratta dai farmaci, ma sana di mente“. “Ben capace di realizzare mentalmente quali possano essere gli aspetti di disvalore relativi all’omicidio del marito e della madre”. Sono queste le conclusioni della perizia presentata nella giornata di ieri, 25 gennaio, di fronte alla corte d’Assise d’appello di Milano per il processo «bis» a Laura Taroni, l’ex infermiera 44enne in servizio all’Ospedale di Saronno accusata di aver assassinato attraverso la somministrazione di farmaci il marito Massimo Guerra, nel giugno 2013, e la madre Maria Rita Clerici, nel gennaio 2014.
Secondo l’accusa, gli omicidi sarebbero stati portati a termine grazie anche all’aiuto dell’ex amante e medico rianimatore in servizio al Pronto Soccorso di Saronno Leonardo Cazzaniga, già condannato all’ergastolo per l’omicidio di 12 pazienti. La coppia era stata arrestata nel 2016, dopo che le denunce di alcuni infermieri avevano indotto la procura di Busto Arsizio ad indagare sulle “sospette morti in corsia”.
Laura Taroni venne condannata in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione e la condanna confermata in secondo grado nel luglio 2019. Ma nel settembre 2020 venne annullata e rinviata la sentenza di condanna a causa di 13 pagine mancanti dalle motivazioni della sentenza d’appello che, secondo l’avvocato Monica Alberti, rappresentavano un elusione integrale del problema delle condizioni psichiche della donna.
La nuova perizia sull’imputata contenuta nella relazione curata dallo psichiatra e professore di psicologia presso l’Università di Torino Franco Freilone conferma la capacità di intendere e di volere di Laura Taroni al tempo degli omicidi, precisando che potrebbero esserci stati delle oscillazioni dell’umore ma senza collegamenti con situazioni psicopatologiche acute e pericolose.
Il prossimo 8 febbraio è prevista la requisitoria dell’accusa e la discussione delle parti.
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