Garbagnate, un anno per la Casa per donne in difficoltà: da più di un anno, infatti, la Cartitas diocesana ha preso in uso dal Comune l’ex casa cantoniera di via Peloritana, al cui interno ha realizzato un centro di accoglienza per donne sole in difficoltà, centro che è gestito dalla Cooperativa Intrecci.
Il Notiziario ha voluto fare il punto su questa importante esperienza intervistando la coordinatrice della cooperativa che gestisce la “Casa Giuditta Rovelli”, coop che ha la sua sede legale in Rho. Ecco le caratteristiche della Cooperativa Intrecci che la pedagogista Alice Covelli ha messo in luce. “La cooperativa che gestisce la Casa Giuditta Rovelli di Garbagnate fa parte del Consorzio Farsi Prossimo, un sistema costituito da dodici cooperative sociali che si impegnano quotidianamente per offrire a chi vive un disagio sociale un percorso completo verso l’autonomia e dignità. Questo Consorzio è nato e promosso nel 1998 da Caritas Ambrosiana, e opera prevalentemente sul territorio della Diocesi di Milano”.
Garbagnate, Casa per donne in difficoltà: come funziona
Quali figure professionali lavorano all’interno della casa?
“Nella Casa Giuditta Rovelli di Garbagnate lavorano una pedagogista e una educatrice che si occupano di seguire i progetti educativi delle signore. Il lavoro educativo è svolto in stretta collaborazione con la Responsabile dei Servizi Sociali e con una assistente sociale del Comune di Garbagnate, insieme sono valutate le candidature delle persone da inserire nel progetto”.
A Garbagnate che funzione svolge la cooperativa all’interno della casa per le donne in difficoltà?
“Il personale educativo supporta le signore accolte nel e per il superamento delle difficoltà temporanee che si sono venute a creare per varie cause: malattia, perdita del lavoro, debiti in seguito a situazioni familiari difficili, lavori precari che con l’avanzare dell’età non hanno più consentito di accedere al mercato immobiliare privato… I percorsi di promozione dell’autonomia sono attuati con i servizi del territorio: servizi sociali, Caritas cittadina, uffici dedicati alla ricerca del lavoro, consultorio, centro psicosociale. Il personale lavora per facilitare i percorsi di recupero della salute psico-fisica e recuperare una autonomia economica e abitativa. Si presta anche attenzione alla creazione di legami sociali nel territorio con le associazioni. Oltre agli aspetti lavorativi e abitativi anche avere delle relazioni consente alle signore di uscire dal circuito del bisogno. La casa è interamente gestita dalle signore che sono autonome in moltissimi aspetti e hanno anche molte energie e risorse da mettere a disposizione della comunità. Alcune di loro offrono ore di volontariato presso la Caritas o in altre realtà della zona”.
Chi era la signora Giuditta Rovelli?
“La casa ha preso il nome da una concittadina garbagnatese che si è spesa moltissimo per la sua comunità, una donna forte che ha saputo donare moltissimo ad altre persone e che non si è mai tirata indietro di fronte ai bisogni dei più deboli”.
Quante donne sono ospitate? “In totale la casa può ospitare fino a sei persone, al momento ce ne sono cinque”.
Come si misura il tempo di permanenza per ogni donna?
“Le persone accolte possono stare all’interno del progetto per un massimo di diciotto mesi, abbiamo da poco compiuto il primo anno di apertura della struttura e le signore attualmente inserite al massimo di permanenza sono nove mesi. Il periodo di accoglienza dipende dalla disponibilità delle signore a impegnarsi per raggiungere degli obiettivi concordati in ingresso”.
La gestione del progetto
Quali sono i costi di gestione per l’ospite e l’ospitante?
“Le ospiti versano una quota per la loro permanenza nella struttura, ed è una quota che richiediamo perché siano responsabili della casa e comprendano che si tratta di una situazione temporanea. La quota che versano non copre i costi di gestione della casa, ma aiuta le persone a sentirsi completamente autonome e responsabili. La loro permanenza è primariamente una loro scelta”.
Ci sono particolari problematiche?
“La struttura è una casa spaziosa con un giardino grande che richiede una grossa manutenzione, cerchiamo volontari per poterlo abbellire e magari creare un orto dove le signore possano coltivare e raccogliere ortaggi”.
Soddisfazione dal proprio ruolo per qualche caso risolto?
“Il lavoro sociale non prevede di risolvere casi, ma di ascoltare bisogni, desideri e necessità, favorire la creazione delle condizioni perché si possa rispondere ai bisogni, occuparci delle necessità e sostenere i desideri. Il lavoro sociale è un lavoro di relazione e la soddisfazione è il sapere che alcune persone con le loro forze affrontano la vita sapendo di avere accanto una rete di supporto e non più da sole”.
Casa per donne in difficoltà: sinergie con Comune e Caritas
Soddisfazione per la sinergia tra Comune e Caritas?
“Questo progetto è un ottimo esempio di collaborazione con l’Amministrazione comunale che ha fortemente voluto questo progetto, il Sindaco in prima persona se ne è occupato, ha messo a disposizione la casa destinandola a una categoria fragile come le donne e mettendo a disposizione l’esperienza della Responsabile dei servizi sociali e di una assistente sociale per la gestione degli ingressi e delle criticità; la Caritas Ambrosiana crede nei progetti destinati ai più deboli e ha messo a disposizione il personale attraverso la cooperativa Intrecci, la Caritas cittadina si spende in tutti i modi per creare nel territorio occasioni in cui affiancare i bisognosi e supportare le donne ospitate in tanti modi, per esempio fornendo abbigliamento o cibo nei casi in cui sia necessario”.
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