Ha fatto la barista per 17 anni, fino a quando il Covid le ha causato problemi fisici che l’hanno costretta a lasciare quel lavoro che amava da sempre. Un lavoro che per lei era ragione di vita, perché ogni volta era un rito quando preparava cappuccini, drink e caffè facendo quattro chiacchiere con la sua affezionata clientela. “Quella routine già mi manca – confessa Patrizia Turconi, ormai ex titolare del Fly Cafè di Uboldo – Anche perché ho solo 60 anni e avrei continuato, ma purtroppo non mi è più possibile. Con le ripercussioni che ho avuto per il Covid, non potevo più sostenere quei ritmi”.
“Lascio con grande dispiacere, ma anche con sollievo”
Patrizia cominciò a lavorare come barista nel 2007, al Circolo Familiare Acli, poi decise di mettersi in proprio e nel 2015 aprì il suo bar in via Italia: “Istituito il senso unico, che penalizzava i commercianti, mi sono spostata di fronte al municipio nel 2016”, racconta. Con che animo lascia? “Con un grande dispiacere, ma anche con sollievo perché mi sono tolta responsabilità che non riuscivo più a sostenere per i problemi di salute. Mi mancheranno tanto i miei clienti, ma li rivedrò lo stesso perché ogni giorno vado nel mio vecchio bar a fare colazione: è sempre la mia casa”. Il Fly Café è adesso gestito da due cinesi, mamma e figlia, che hanno rilevato l’attività.
Il Covid? “Altro che influenza, da non augurare a nessuno”
Senza addentrarsi nei dettagli della sua salute, l’ex barista fa una riflessione: “Il Covid è stato reale, ha fatto morire e causato ripercussioni fisiche a tante persone, me compresa. Eppure ancora adesso ci sono tanti che negano sia esistito davvero, che dicono sia stata un’influenza. Non auguro a nessuno quello che ho passato io”.
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