di Stefano Di Maria
Su Netflix è arrivata una serie in cinque episodi che si divora: è HOSTAGE, thriller politico che si presenta come una spy story infarcita di drama familiare e azione. Uno show ben confezionato, imperdibile per chi ama le storie sui leader d’Occidente alle prese coi complotti orditi da terroristi mossi da ragioni che rimangono sconosciute fino all’ultimo. Ecco la nostra recensione.
Qui sotto il trailer ufficiale di Netflix
HOSTAGE – La trama
Quando il marito della prima ministra britannica è rapito e la presidente francese in visita viene ricattata, entrambe le leader devono affrontare scelte impossibili. Con il rischio di compromettere il loro futuro politico, se non addirittura la vita, le due donne sono costrette a una rivalità spietata. Riusciranno a collaborare per svelare il complotto di cui sono entrambe vittime?

HOSTAGE – La Recensione
La miniserie Netflix, paragonata da qualcuno al nuovo 24, effettivamente non concede tregua, portando lo spettatore a divorarla tutta in una serata. La vicenda è di quelle che fin dalle prime sequenze attirano l’attenzione degli appassionati del genere: merito di una trama che non è tirata per i capelli, al cui centro c’è una storia tutto sommato credibile e sviluppata bene, senza inutili eccessi, dosando dramma familiare, dinamiche politiche e l’azione quando serve.
Il cast brilla grazie alle due protagoniste Suranne Jones e Julie Delpy, perfettamente a loro agio nei panni delle prime ministre inglese e francese. Un’altra buona prova attoriale è quella di Corey Mylchreest, fin qui apprezzato in LA REGINA CARLOTTA e nel recente film di successo, sempre targato Netflix, Il mio anno a Oxford. Ma è l’intero cast a fare la fortuna di HOSTAGE, in questi giorni saldamente piazzata al primo posto della top ten del colosso dello streaming (battendo MERCOLEDì): ognuno, dai collaboratori delle premier ai terroristi, ai familiari di Abigail, sembra avere il ruolo cucito addosso.

Il ritmo è serrato, aprendo sempre nuovi scenari e piazzando qua e là colpi di scena che non fanno mai spegnere l’attenzione. E’ chiaro che l’intento degli autori, riuscito bene, fosse di rappresentare la politica moderna (con richiami alla strumentalizzazione dei migranti) in un contesto da spy story e thriller che non sa di banale, per quanto serie di questo tipo ce ne siano a bizzeffe. Il messaggio che se ne trae è che la buona politica esiste, quella che mette al primo posto l’interesse dei cittadini e il bene della nazione, non il ritorno personale. Può sembrare strano, ahimè, ma è ancora possibile.
IL NOSTRO VOTO
3,5/5
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