di Stefano Di Maria
LITTLE FIRE EVERYWHERE, TANTI PICCOLI FUOCHI, com’è stata battezzata in italiano, è una miniserie di Prime Video del 2020, inaspettatamente scomparsa dal catalogo e rimessa in onda a partire dal 9 marzo 2026 su Sky e in streaming su Now. E’ tratta dall’omonimo romanzo di Celeste Ng, che ha scritto una storia su maternità e responsabilià che comporta, su famiglia e scontro generazionale fra genitori e figli, su identità sessuale, aborto e adozione. Davvero tanta roba per una serie in otto episodi, ma il risultato è soprendente al punto che lo show è stato candidato a cinque Emmy.
TANTI PICCOLI FUOCHI – La trama
I tanti piccoli fuochi sono quelli che minacciano di divampare nella cittadina americana dov’è ambientata la vicenda, che culmina con l’incendio con cui si apre il primo episodio: un flashforward dopo il quale c’è un salto temporale a cinque mesi prima, quando Elena (Reese Witherspoon di BIG LITTLE LIES) affitta una sua casa a un’artista arrivata in paese con la figlia, Mia (interpretata dalla Kerry Washington di SCANDAL): da allora nulla sarà più come prima, in una girandola di segreti e bugie. Fra tensioni sociali, conflitti familiari e scelte morali complesse, le vite dei protagonisti si intrecciano in un turbinio di mistero e dramma emotivo.
TANTI PICCOLI FUOCHI – La recensione
Forse pretendevano troppo gli autori e i produttori di LITTLE FIRE EVERYWHERE, eguagliare la pietra miliare della serialità BIG LITTLE LIES (che ricorda per molti aspetti), ma il risultato è comunque sorprendente.
Le due attrici protagoniste sono davvero convincenti nell’incarnare due madri completamente diverse: mentre Elena vive da borghese ed è maniaca del controllo, Mia è uno spirito libero, che non vuole rinunciare ai suoi sogni. Da incorniciare i dialoghi e gli scontri fra le due, che comunque non oscurano il resto dei personaggi. In particolare la piccola Megan Stott, che nel ruolo di Izzy riesce a trasmettere perfettamente il disagio adolescenziale di una ragazza che si sente diversa ed è costretta a lottare contro il mondo. Purtroppo in secondo piano il bravo Joshua Jackson dell’indimenticabile THE AFFAIRE, relegato al ruolo di marito di Elena, sopraffatto dall’esuberanza e dalle prepotenze della moglie.

La vicenda è ambientata negli anni Novanta, con una ricostruzione storica riuscita: un’epoca senza cellulari né internet, nella quale la famiglia era ancora al centro di tutto. Ogni storytelling è ben trattata e alla fine, anche se sembra che il cerchio si chiuda in modo poco credibile, ciò che resta è la sensazione che le vite dei protagonisti a cui abbiamo assistito potrebbero essere quelle di chiunque: per certi aspetti è naturale riconoscersi. Il messaggio è che non esiste mai un giusto o sbagliato, perché ogni decisione porta con sé il proprio carico di esperienze, traumi e di formazione personale.
IL NOSTRO VOTO
7,5
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