di Stefano Di Maria
C’è una miniserie che in questi giorni, appena uscita, ha conquistato la top ten di Netflix assestandosi al primo posto: è UNCHOSEN, che si addentra nei meandri di una setta cristiana dell’Inghilterra, dove realtà come questa sono circa duemila e in gran parte non vivono alla luce del sole. Vediamo con la nostra recensione perché UNCHOSEN ha raccolto un così vasto successo non solo in Italia ma planetario.
Qui sotto il trailer ufficiale di Netflix
UNCHOSEN – La trama
Rosie vive con il marito Adam e la loro figlia in una comunità cristiana isolata. Il fatidico ingresso nella sua vita del detenuto evaso Sam mette a nudo la sua quotidianità e ne rivela i limiti: forse la comunità religiosa non agisce davvero nel suo interesse.
Quando il matrimonio inizia a sgretolarsi l’uomo appare come una via di fuga, ma il suo passato criminale getta un’ombra inquietante: il pericolo maggiore proviene dalla setta o da Sam?

UNCHOSEN – La recensione
La nuova miniserie inglese di Netflix ha catturato l’attenzione del pubblico perché raccontae le pieghe nascoste di comunità religiose che invece, per le loro regole rigide e coercizioni, sono a tutti gli effetti delle sette. Una realtà che incuriosisce e crea inquietudine, perfettamente messa in scena da UNCHOSEN, che in soli sei episodi riesce a rendere molto bene l’idea di come si viva in un contesto del genere, avulso dalla società e determinato a punire chiunque nasconda anche solo un cellulare.

La regia, sostenuta da una buona scrittura, riesce a mantenere alta la tensione dall’inizio alla fine, senza che ci sia bisogno di chissà quali colpi di scena. Quella che sembra una vita felice si svela invece gravata da violenza fisica, manipolazione mentale e abusi soprattutto sulle donne. L’immagine che ne esce è di chi predica bene ma razzola male, ma qui non è retorica: UNCHOSEN è un thriller psicologico che scandaglia le menti dei protagonisti, mostrando come ci si possa aggrappare alle comunità religiose per senso di colpa, per nascondere la propria natura o le proprie debolezze. Ma c’è anche la speranza, incarnata da chi prende consapevolezza della realtà che sta subendo per tornare alla vita reale.

Spicca nel cast Asa Butterfield, totalmente diverso dal ruolo in cui siamo stati abituati a vederlo per anni in SEX EDUCATION, così come Molly Windosor nei panni della moglie Rosie, intensa nel sentirsi combattuta tra la fedeltà alla comunità, il desiderio di una storia di vero amore e la sensazione di pericolo costante. Altrettanto bravo Fra Fee che interpreta Sam, un personaggio ambiguo e capace delle peggiori efferatezze ma, paradossalmente, la leva che fa emergere le vere personalità della coppia.
UNCHOSEN è una serie ben confezionata, che affronta temi di spessore e stimola riflessioni. Da non perdere.
IL NOSTRO VOTO
7,5
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