E’ finita l’era dei voli low cost a causa della guerra in Medio Oriente? Non ancora, ma certamente, almeno per i prossimi mesi, molte cose cambieranno, a cominciare dai prezzi.
Chi aveva in mente una vacanza last minute o un weekend fuori porta farebbe bene a rivedere i conti. I prezzi dei biglietti aerei stanno salendo rapidamente, e la colpa è in buona parte della guerra in Medio Oriente, che ha fatto impennare il costo del carburante per gli aerei.
Il carburante per l’aviazione — il cosiddetto jet fuel — è letteralmente raddoppiato in pochi giorni: da circa 85-90 dollari al barile è schizzato a punte tra 150 e 200 dollari. In Europa alcune compagnie stanno pagando fino a 1.600 dollari a tonnellata, contro gli 830 di prima del conflitto. In condizioni normali il carburante pesa per il 30% sui costi di una compagnia aerea. Oggi, per molte low cost, si è già arrivati al 45-50%.
I biglietti costano di più, i voli vengono tagliati
Come spiegato da una analisi di Corriere.it. le compagnie stanno reagendo in due modi: alzano i prezzi e tagliano i voli. Gli aumenti medi si aggirano tra il 10 e il 15%, ma in alcuni casi si arriva a molto di più. Air France-KLM ha già annunciato un rincaro di 50 euro sui biglietti economy andata e ritorno. Cathay Pacific ha direttamente raddoppiato il supplemento carburante, con un aumento di 76 dollari sui voli intercontinentali. Air New Zealand ha cancellato 1.100 voli — 44 mila passeggeri da sistemare — pur di risparmiare sulla bolletta energetica.
In Asia i rincari sono ancora più pesanti: Hong Kong Airlines renderà i biglietti più cari del 55%, Pakistan International Airlines di quasi il 53%.
Non tutte le compagnie sono nella stessa situazione. Molte avevano acquistato il carburante in anticipo, a prezzi più bassi, una pratica chiamata “fuel hedging”. Ryanair, per esempio, ha già coperto l’80% del fabbisogno, Lufthansa il 75%. Chi invece non si era tutelata — come la scandinava SAS — sta subendo i colpi più duri ed è stata tra le prime ad alzare i prezzi.
Nel 2025 le compagnie aeree avevano già margini di guadagno risicati, in media del 6,6%. Ora rischiano di andare in perdita. Secondo J.P. Morgan, un aumento prolungato del 10% del costo del carburante potrebbe tagliare del 31% gli utili di Wizz Air. Anche Lufthansa, British Airways e Ryanair potrebbero perdere tra il 3 e il 10% dei profitti operativi.
«Dobbiamo capire fino a dove possiamo spingerci con gli aumenti senza che la gente smetta di prenotare», ha ammesso senza mezzi termini il Ceo di una grande compagnia europea. Un dilemma che, nel breve periodo, rischia di avere una sola risposta: volare costerà di più, per tutti.
Gabriele Bassani
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