di Sara Calzavacca
Federico Macrì porta sul palco una storia d’amore fraterno che continua anche quando la vita cambia forma. Nell’episodio del mio ATUTTAVITA podcast dedicato a lui e a “Fatti Viva” (https://www.thewaymagazine.it/targets/fatti-viva-teatro-canzone-con-federico-macri), il suo spettacolo di teatro-canzone, racconta come musica e parole siano diventate «un modo per continuare a parlarle» anche dopo la morte di Martina, sua sorella.
Nel podcast, Federico si presenta prima di tutto come una persona che vive di musica: «mi occupo di musica, ho iniziato a studiare che ero molto piccolo, mi sono diplomato in canto moderno e negli anni ne ho fatto la mia professione». Dietro al palco c’è uno studio costante, la direzione di un coro, collaborazioni discografiche, il suo progetto artistico fatto di canzoni e spettacoli. E poi una laurea in filosofia che «sul momento odiavo», ma che oggi sente come «un bagaglio che torna» ogni volta che deve trovare le parole giuste per dire le cose difficili.
Federico Macrì, il racconto della malattia oncologica della sorella Martina
A un certo punto il racconto cambia passo. «Sono un fratello» dice, prima di nominare Martina e la sua malattia oncologica. Non entra nei dettagli clinici, ma parla di un evento che «ha cambiato tutte le coordinate della mia vita» e ha aperto una voragine che non si chiude. Da lì nasce “Fatti Viva”: «uno spettacolo che è, prima di tutto, un appello», un modo per continuare un dialogo che lui non vuole interrompere. Sul palco intreccia testi che oscillano tra prosa e poesia e canzoni che, «anche quando parlano d’altro», per lui raccontano di perdita, di assenza, di ricerca di senso.
Federico non edulcora il lutto, ma lo guarda in faccia. Racconta che in quel tempo sono arrivati pensieri che lo spaventavano: «è legittimo pensare che faccia tutto schifo, che ci siano famiglie fortunate e famiglie che sanguinano». Confessa di essersi chiesto anche «perché lei e non io», pensieri di colpa e ingiustizia di cui per molto tempo si è vergognato. Nel lavoro sullo spettacolo, però, sceglie di non nasconderli: «quei pensieri avevano diritto di esserci, andavano digeriti». Portarli sul palco diventa un modo per dire a chi vive qualcosa di simile che «anche questo fa parte del lutto, e non siete sbagliati per averlo pensato».
Dopo la prima di “Fatti Viva”, Federico si accorge che quella storia non resta chiusa nella sua biografia. «Le persone sono rimaste a fine spettacolo per parlare», racconta. Confronti, riflessioni, storie che si intrecciano: «si è aperto un dialogo dentro e fuori di me». La sua intenzione è chiara: «vorrei creare uno spazio in cui chi resta possa guardare il dolore senza esserne travolto del tutto, sentendo che qualcun altro lo sta attraversando insieme».
In puntata parliamo anche di quanto sia difficile, a volte, restare a contatto con quei luoghi e quei ricordi. Quando torna negli spazi dell’ospedale dove è stata Martina, dice di sentire «una sensazione fisica di fuga»: «mi dico: questa cosa l’ho già vissuta, è stato troppo viverla una volta, perché devo riviverla?». La risposta, per lui, sta nell’impossibilità di scappare davvero: «io Martina ce l’ho davanti tutti i giorni… tanto vale provare a elaborare questo dolore nel modo che mi aiuta di più».
Questo desiderio di dare un senso in più a quello che è successo lo porta anche a una scelta concreta: devolvere parte del ricavato di “Fatti Viva” ad AYA Humanitas https://www.humanitas.it/centri/cancer-center/servizi/progetto-aya/ il progetto dedicato ai pazienti oncologici giovani adulti, lo stesso di cui faceva parte Martina. «È stato uno dei pochi sostegni concreti che ha avuto», racconta. AYA è per lei un luogo di rete, confronto, respiro. Destinare lì una parte dei proventi significa provare a «tamponare un po’ il dolore», sapendo che quello che lo spettacolo genera può trasformarsi in «un momento di benessere per chi è ancora in quelle circostanze, e per le loro famiglie».
Guardando avanti, Federico immagina il futuro di “Fatti Viva” come qualcosa di vivo, che cambia con lui: «vorrei che fosse uno spettacolo in continua trasformazione, che mi seguisse nel mio percorso di elaborazione». Non un monumento fisso al dolore, ma un luogo in cui, di volta in volta, trovano spazio «la disperazione, la speranza, la ricerca, magari un giorno anche la sensazione di aver trovato qualcosa». C’è già una replica fissata per settembre, nel mese in cui Martina avrebbe compiuto trent’anni, e l’idea di non fermarsi finché «ci sarà gente che vuole vederlo».
Alla fine dell’episodio gli chiedo una canzone da legare a questa puntata. Federico sceglie La cura per me di Giorgia, nata come canzone su un amore che finisce ma che per lui parla esattamente di questa separazione. Lo colpisce una frase in particolare, «tutto passa, ma scordarti non so come si faccia», che sembra sintetizzare il cuore di “Fatti Viva”: non l’idea di andare avanti nonostante la morte Martina, ma il bisogno di continuare a incontrarla nelle cose e nelle persone, ogni giorno.
L’episodio di ATUTTAVITA podcast con Federico Macrì dura circa mezz’ora ed è ascoltabile qui: https://open.spotify.com/show/3QWwYHWinOx6B8L3Cl3mgc?si=fa72e69c96cd4a28
È una conversazione gentile e onesta, che non offre soluzioni ma fa sentire accompagnati dentro le domande che restano.
Oggi, oltre a essere autore e protagonista di “Fatti Viva”, Federico Macrì è direttore artistico di ATUTTAVITA unplugged (https://www.atuttavita.it/atuttavita-unplugged), l’evento solidale di ATUTTAVITA APS in collaborazione con Bambini al Centro (https://www.bambinialcentroets.org/) che porta sul palco musica, parole e storie per imparare a parlare di quello che resta e cambiare il modo in cui stiamo attorno alla malattia. Per sostenere ATUTTAVITA unplugged e permettere a questo progetto di realizzarsi al meglio, è attiva una raccolta fondi su GoFundMe https://gofund.me/fcd05a9a2


