L’altra sera stavo sentendo al telegiornale le parole di Giorgia Meloni sul fatto che in Italia l’economia va bene e l’occupazione è ai massimi livelli, quando mia moglie ha commentato: “Sì, e non si fanno più figli!”, come a dire che quei dati economici non contano nulla se non c’è futuro. Allora mi sono messo a discutere con lei sul perché non si facciano figli: perché costano molto? Forse, ma soprattutto perché fare figli significa sacrificio e i giovani oggi hanno più voglia di divertirsi che di sacrificarsi.
Cosa fare affinchè i giovani italiani facciano figli?
Cosa occorre fare, dunque, perché i giovani italiani facciano figli? Occorre dar loro più soldi? Non è solo quello il punto. Occorre dar loro servizi concreti che alleggeriscano l’impegno di crescere i figli senza tagliare le gambe finanziariamente alle famiglie. Insomma, servizi che deve pagare in parte anche la comunità.
Per cominciare, si potrebbe cambiare una cosa che mi lascia molto perplesso: dovete sapere che in molti comuni della zona c’è una regola (comunale non regionale) per cui il posto all’asilo nido non va dato con precedenza a chi ha due genitori che lavorano, bensì a chi ha un Isee basso. Chiedete in giro e scoprirete quante coppie devono portare i bambini ai nidi privati (pagando molto) perché i posti comunali vanno a chi è a casa senza lavoro.
Ma è giusto? I nidi in origine erano nati per le famiglie i cui genitori lavoravano entrambi, non per chi è a casa. Non sarebbe il caso di ripensare questa regola e aiutare anche chi lavora?
Piero Uboldi





