Io non sono contrario ai Data center (Dc), ossia a quei giganteschi capannoni che contengono i “server” che fanno girare i programmi e le IA del mondo informatico.
Non sono contrario perché non posso prendere in giro i nostri lettori: i Dc li usiamo tutti ogni giorno quando utilizziamo il computer, quando mandiamo un messaggio col telefonino, quando giochiamo con lo smartphone, quando scarichiamo le e-mail, quando interroghiamo l’Intelligenza artificiale… Ciò che mi preoccupa è il boom di Dc che stanno sorgendo nel nord-ovest di Milano.
Regione Lombardia ha approvato una nuova legge, entrata in vigore il 20 giugno scorso, che mira a disincentivare fortemente la creazione di questi Dc in aree non urbanizzate. I Dc vanno realizzati in aree dismesse, in zone degradate, in cave abbandonate o in siti da bonificare come le ex discariche, e si deve dimostrare che il progetto è compatibile con la capacità della rete elettrica. Ma basterà?
I Dc assorbono una quantità di energia gigantesca: dovete sapere che si prevede nel giro di pochi anni un aumento dei consumi elettrici nazionali del 12% solo per alimentare i Dc. Se a ciò aggiungiamo le auto elettriche, i condizionatori sempre più numerosi, le cucine a induzione… Dove andremo a prendere tutta questa energia? Già importiamo il 10% dell’elettricità dalle centrali nucleari francesi, dovremo chiedere alla Francia di costruire altre centrali nucleari per noi?
Piero Uboldi





