Da Bollate a Cesate, passando per Paderno Dugnano e Rho: un’avanzata silenziosa ma dalle proporzioni gigantesche dei data center sul territorio rischia di ridisegnare la mappa energetica , oltre che urbanistica della Lombardia.
Data Center in Lombardia: 207 domande per un totale di 31 Gigawatt di consumi elettrici
Con 207 domande di connessione presentate alla rete elettrica ad alta tensione per un totale di 31 Gigawatt (GW) di potenza richiesta, le società sviluppatrici di Data Center stanno bussando con forza alle porte della regione. Numeri da capogiro, equivalenti al fabbisogno energetico di un’intera nuova metropoli industriale, concentrati in gran parte nell’area metropolitana di Milano e nelle province di Pavia, Lodi, Monza Brianza e Bergamo.
Di fronte a un’ondata di tali dimensioni, la Regione Lombardia ha deciso di tirare il freno a mano. A fare chiarezza è l’assessore regionale all’Energia, Massimo Sertori, che invita a non cedere agli allarmismi ma definisce chiaramente il perimetro dell’intervento pubblico:
«Il dato dei 31 GW rappresenta la somma di tutte le richieste di connessione inoltrate ai gestori di rete, ma non può essere considerato una previsione realistica della potenza che verrà effettivamente installata. Un conto sono le domande, un altro i progetti che andranno in porto. L’esperienza internazionale e il confronto con gli operatori indicano che alla fine si realizzerà non più del 10% di quanto richiesto, ovvero circa 3 Gigawatt».
Nonostante le rassicurazioni della giunta, il dibattito politico al Pirellone svela un clima d’incertezza. Dai banchi dell’opposizione, il consigliere regionale del Pd Simone Negri evidenzia come i numeri siano lievitati vertiginosamente in pochi mesi:
«Discutendo la legge si parlò di un GW, Sertori poi disse 2 e ora siamo già a 3. Che le domande di allacciamento a Terna fossero numeri fuori dalla realtà per via delle richieste speculative è cosa nota. Ora serve rigore assoluto nei procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e nelle verifiche urbanistiche».
A maggio la Regione Lombardia ha approvato la prima legge in Italia per disciplinare il settore (LR 11/2026), ponendo limiti al consumo di suolo agricolo e incentivando la rigenerazione di aree industriali dismesse. Ma la pressione dei colossi del web si fa sentire in modo critico proprio nell’hinterland a nord di Milano.
Data Center in Lombardia, i casi di Bollate, Cesate e Paderno Dugnano
Mentre la Regione cerca di gestire la “bolla energetica”, sul nostro territorio la tensione tra amministrazioni, cittadini e comitati ambientali è già ai livelli di guardia:
A Bollate, dopo le accese polemiche sul progetto nell’area tra Cassina Nuova e Cascina del Sole, e il ritiro del ricorso da parte di Legambiente regionale, restano le preoccupazioni dei residenti e del Comitato “No Data Center”, che continuano a dare battaglia sugli impatti acustici, l’impiego dei generatore ausiliari a gasolio e la troppa vicinanza dell’impianto alle abitazioni.
A Cesate c’è il fronte più caldo degli ultimi giorni. A inizio agosto si è riacceso il confronto in municipio e la protesta è arrivata in piazza con una petizione popolare che ha superato le 1.160 firme in appena tre giorni. I cittadini contestano la realizzazione di un impianto hyperscale con un edificio da 23.000 metri quadrati a ridosso delle aree verdi. Se il sindaco Roberto Vumbaca difende l’opera sottolineando gli introiti per le casse comunali (circa 6 milioni di euro in opere e compensazioni), l’opposizione di “Cesate Insieme” e il comitato civico chiedono certezze su consumi d’acqua, impatto sulla rete elettrica e rumore.
A Paderno Dugnano La prospettiva dell’insediamento di un nuovo polo di elaborazione dati su aree produttive dismesse ha riaperto il dibattito sul futuro urbanistico ed ecologico della città, alimentando i timori di una vera e propria saturazione lungo la direttrice della Comasina e della Milano-Meda.
I Data Center rappresentano l’infrastruttura fondamentale per il funzionamento di cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali quotidiani, ma la loro presenza comporta un consumo vorace di energia elettrica h24 e ingenti quantità d’acqua per i sistemi di raffreddamento. In territori già densamente urbanizzati come quelli del Bollatese, il rischio percepito è quello di subire i disagi ambientali ed energetici a fronte di pochissimi posti di lavoro creati una volta che la struttura entra a regime.
La partita si sposta ora sulle prossime valutazioni di impatto ambientale e sulle decisioni dei singoli Consigli comunali. La richiesta che arriva dai residenti è chiara: la transizione digitale non può avvenire a spese della qualità della vita e della sostenibilità del territorio locale.





