Io, lo confesso, da anni guardo in tv la finale dell’Eurofestival. Sarà perché ho parenti e amici stranieri, sarà perché considero l’Europa il continente più bello e libero del mondo, o sarà perché è qui la culla dell’arte… Mi piace vedere persone di culture e tradizioni diverse che si mettono a confronto con spirito aperto, mi piace vedere come ogni diversa nazione esulta, festeggia, vota… Quest’anno, quando sul palco sono saliti i Maneskin, mi sono detto: “Ma guarda che bel rock! Duro, forte, roba d’altri tempi!”. Un salto indietro nel tempo che è piaciuto al pubblico ancor più che alle giurie, al punto che la band italiana ha conquistato la vittoria, e io mi sono sentito orgoglioso di quei capelloni artistici che tengono alto lo stendardo della creatività italica.
Poi c’è stato lo squallido tentativo della Francia di scipparci la vittoria accusando un componente della band di aver sniffato cocaina in pubblico (nota bene: al momento del voto la giuria italiana aveva dato quasi il massimo dei voti alla cantante francese, mentre la giuria francese aveva dato zero voti alla band italiana). Certo, a vederli urlare sul palco qualcuno può pensare che i Maneskin siano tutti drogati, invece l’artista messo sotto accusa si è candidamente sottoposto al test antidroga ed è risultato del tutto pulito. D’altronde, i Maneskin lo cantano chiaramente e i francesi avrebbero dovuto capirlo: “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro”. Loro chi? Si sono chiesti tutti. Adesso lo sappiamo: loro i drogati.
Piero Uboldi
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