
L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’ha definita un’ “Infodemia”, un’abbondanza di informazioni – alcune accurate e altre no – che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili e una guida affidabile quando ne hanno bisogno.
Le fake news circolano quasi più rapidamente del Covid-19
Si tratterebbe, secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore dell’OMS, di una malattia che si sta diffondendo quasi più rapidamente del COVID-19 soprattutto attraverso i social media e porrebbe un grave problema per la salute pubblica. Un gruppo di ricerca dell’Università di Trento e dell’Università di Harvard ha recentemente raccolto e analizzato più di 100 milioni di Tweets (poco meno di 1 terabyte di dati) postati online a partire dal 21 gennaio 2020 (https://covid19obs.fbk.eu/#/).
I ricercatori hanno utilizzato degli algoritmi per definire quanti di questi messaggi fossero stati postati da esseri umani e quanti da “robot”. Hanno quindi analizzato la qualità dell’informazione diffusa rispetto a COVID. Hanno scoperto che, in Italia, man mano che la pandemia si diffondeva, i Tweet erano sempre meno “veritieri” e sempre più forieri di “fake news”.
Informazione Covid in Italia, India e Usa
Nella classifica internazionale dei paesi in cui le fake news su COVID sono circolate più rapidamente, l’Italia occupa attualmente il 36esimo posto, preceduta dagli Stati Uniti al 35esimo posto e seguita dall’India al 37esimo. Quando l’informazione può diventare nociva? Le scienze sociali da anni ormai mettono in guardia sul rischio grave di diffondere troppa informazione, soprattutto attraverso i social media.
Anzitutto troppa informazione potrebbe creare polarizzazione tra idee diverse e scontro sociale come Christopher Bail e colleghi hanno mostrato (https://www.pnas.org/content/115/37/9216). Inoltre, il cosiddetto sovraccarico cognitivo dovuto all’abbondanza dell’informazione, può avere effetti deleteri in termini di salute mentale e, soprattutto, essere causa di depressione e ansia (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0268401217310629). Mai come oggi è quindi importante imparare a selezionare le informazioni che riceviamo e che utilizziamo quotidianamente per prendere decisioni.
Valentina Rotondi, ricercatrice Oxford University
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