A raccontare quanto accaduto nei giorni scorsi è proprio lui, Said Beid, educatore cinofilo e “pet detective” conosciuto in tutta Italia per aver recuperato oltre un migliaio di animali smarriti in pochi anni, grazie a un mix di istinto, esperienza e tecnologia. La sua pagina Facebook, seguita da più di 25mila persone, è diventata un punto di riferimento per chi cerca aiuto in situazioni disperate. La protagonista dell’ultima operazione è Mina, una gattina minuta che Said aveva già recuperato il 31 luglio. Pochi giorni dopo, però, Mina è riuscita a scappare di nuovo, facendo perdere completamente le sue tracce: nessuna segnalazione, nessun avvistamento. «Finalmente un signore l’ha vista di notte camminare sui tetti e passare sopra la tettoia trasparente del suo terrazzo. Mina era viva», racconta Said. Da quel momento è partita una strategia precisa: posizionare acqua e cibo proprio in quel punto, così da farle prendere un riferimento stabile e organizzare il recupero con la gabbia-trappola. «Mina ci è andata soltanto due volte. Poi il signore doveva partire per le vacanze, chiudere casa e attivare l’allarme. Non c’era più tempo. Prima di partire ha tolto tutto: il cibo e soprattutto l’acqua. Da lì è iniziata una vera corsa contro il tempo». Il caldo soffocante di questi giorni rappresentava un pericolo enorme per la gattina, nascosta sotto un tetto di lamiera. Said e le persone coinvolte nella ricerca hanno iniziato a temere il peggio. «Dovevo capire se era ancora viva. Da un terrazzo di un altro condominio, con una lunghissima asta telescopica, sono riuscito a raggiungere il punto dove era abituata a mangiare. Le ho fatto arrivare cibo e acqua e ho posizionato una fototrappola con controllo da remoto. Poi ho aspettato. E Mina è arrivata, ma non potevo lasciarla lì sul tetto».
Baranzate, la corsa contro il tempo per salvare Mina
A quel punto Said ha deciso di tentare l’ultima manovra: passare da un altro terrazzo, con il permesso della proprietaria, scavalcare un muro e calarsi sul tetto con corde e imbraghi. Con sé ha portato anche una gabbia-trappola. Verso l’una di notte, finalmente, Mina è entrata. Era salva. «Quando guardo oggi i suoi splendidi occhi verdi penso a tutto quello che ha passato: il primo recupero, la fuga, i giorni senza notizie, i tetti roventi, la fame, la sete, l’asta telescopica per farle arrivare una ciotola d’acqua, la fototrappola alle 22:30, il muro da scavalcare, la discesa con le corde e infine il recupero nel cuore della notte. Un grazie speciale a Loredana, che non ha mai smesso di seguirla e di cercare una soluzione. Grazie alla ragazza del condominio accanto che ci ha aperto la porta. E grazie di cuore a Oriana e all’Oasi Felina Nidia di Novate per aver accolto Mina nel cuore della notte. Questa volta Mina non poteva trovare da sola una strada verso di noi. Dovevo trovare io una strada per arrivare fino a lei», conclude Said.



