Bollate, Cristina Mazza porta la fiamma olimpica.
Se la fiamma olimpica non va a Bollate, allora Bollate va alla fiamma olimpica. Sì, come abbiamo scritto più volte, la delusione perché la fiamma delle Olimpiadi non viene fatta passare dall’area nord di Milano (quella che con le sue industrie ha fatto grande proprio Milano) è tanta, però per fortuna un po’ di Bollate nel percorso di questo simbolo c’è. Giovedì scorso, infatti, una cittadina bollatese da sempre impegnata nel sociale ha portato la fiamma per un breve tratto di percorso nella città di Vigevano.
Cristina Mazza, di Bollate, ha portato la fiamma olimpica nome della Fondazione Exodus e di Educatori senza Frontiere
Protagonista di questa bella esperienza è stata Cristina Mazza, che ha portato la fiamma a nome della Fondazione Exodus e di Educatori senza Frontiere. Dopo questa bella esperienza, Cristina si è detta “Onorata e fiera del Paese in cui vivo”, aggiungendo: “E’ un fuoco che viene da lontano tramandato nei secoli che porta una storia”.
“Quando mi è stato chiesto di portare la fiamma olimpica – spiega Cristina Mazza – ho provato gratitudine, emozione e un forte senso di responsabilità. Perché la fiamma non è solo un simbolo dello sport: è una storia che passa di mano in mano, è un messaggio che chiede di essere custodito e rilanciato… Mentre camminavo con la fiamma tra le mani, ho sentito che quel gesto parlava anche di me e del mio percorso associativo. Parlava del cammino come metafora del viaggio umano ed educativo, un’immagine che conosco bene grazie all’esperienza con Exodus e poi a quella di Educatori senza Frontiere, dove la strada non è mai solo uno spostamento, ma uno spazio di trasformazione…
Portare la fiamma mi ha ricordato che ogni gesto educativo è una consegna: ricevi qualcosa che altri hanno acceso prima di te e sei chiamato a non spegnerlo, a portarlo avanti con cura, per poi affidarlo ancora. Il passaggio di mano in mano alimenta il fuoco che porta con sé storie di vita. È così nello sport, è così nella vita comunitaria, è così nei percorsi di Exodus e di ESF.
Quando ho passato la fiaccola, ho capito che quel fuoco continuava il suo viaggio. Ma lasciava anche una traccia dentro di me: la responsabilità di continuare a camminare, ogni giorno, con lo stesso spirito. Senza clamore, senza scorciatoie, ma con la fiducia che anche un passo alla volta può tenere accesa una luce. Perché i fuochi più importanti non sono quelli che abbagliano, ma sono quelli che piccoli, che permangono per lungo tempo, che fanno luce, che danno calore, che creano famigliarità…. Perché in fondo la fiamma non illumina solo una strada. Illumina la possibilità di camminare insieme, nella stessa direzione”.
Piero Uboldi




