Paderno, addio a Tino Viola, trasformò il judo in lezione di memoria.
Riuscì a unire judo, memoria e cittadinanza per almeno 25 anni. Lo fece anche in ricordo del padre Lino, questa settimana se n’è andato all’età di 79 anni Tino Viola. Il suo trofeo della Resistenza era diventato un appuntamento fisso del 25 aprile. Tanto da andare di pari passo alle iniziative istituzionali.
Dagli anni Novanta fino al 2024 ha fatto aprire le porte della scuola Mazzini di Incirano a centinaia di partecipanti. Oltre 500 atleti, decine di società sportive che provenivano da più regioni d’Italia e oltre, per almeno duemila presenze a edizione. Erano i numeri che raccontavano la sua missione: far conoscere ai più giovani il significato della Liberazione attraverso lo sport, senza trasformare la commemorazione in una lezione scolastica.
Addio a Tino Viola, di Paderno Dugnano, unì la passione per lo judo all’impegno per ricordare la Resistenza
“Ho sempre immaginato avendo girato i palazzetti dello sport di Europa e Italia che l’accoglienza sia importante per chi ha fatto chilometri per essere qui – aveva detto nel suo discorso di apertura di uno dei tanti tornei degli anni passati – Nella vita ci sono delle differenze nei pensieri, nelle parole e il significato che noi diamo a queste sono il risultato di una memoria. Crediamo che è un patrimonio culturale di tutti il nostro trofeo, noi siamo qui liberi perché ci sono persone che hanno donato la loro vita per la nostra libertà”.
Viola era un riferimento all’interno dell’Anpi che lo ricorda così: “Fu grande animatore nelle attività sociali e sportive, importante organizzatore a Paderno e Milano di momenti ludici soprattutto per gli anziani. Sempre presente nelle nostre iniziative sino a che la salute glielo permise”.




