Senago scopre un terzo partigiano, Enrico Deponti.
Le figure di Emilio Lattuada e Luigi Mantica, martiri della libertà, sono conosciute e ricordate da tempo in città. Ma Senago ha un terzo partigiano, Emilio Da Ponte, o meglio Enrico Deponti. La scoperta è il frutto di una ricerca di due concittadini, Giorgio Beretta, memoria storica della Senago di un tempo, e Nicola Tavecchia, appassionato di storia locale. Li abbiamo intervistati.
Possiamo chiedervi una breve presentazione?
“Sono Giorgio Beretta, dalla mia infanzia ho vissuto a Senago e ho ricordi dagli anni ‘50 in poi. Avevo un negozio di drogheria a Senaghino così ho conosciuto e sono conosciuto da molta gente. Mi è rimasta ancora abbastanza memoria per ricordare e raccontare molte vicende di Senago e dintorni”.
“Sono Nicola Tavecchia, mi piace occuparmi di storia locale, soprattutto di genealogie, in particolare delle famiglie di Senago, dei paesi limitrofi e di quasi tutta la Brianza. Ho scritto recentemente un libro col professore e storico Carlo Preatoni sulle famiglie nobili e non nobili di Castellazzo di Bollate”.
Come nasce l’idea di promuovere questa ricerca?
Beretta: “L’anno scorso ho partecipato all’iniziativa fatta dalla biblioteca ‘Quando a Senago c’era il mare’. Leggendo un opuscolo ho trovato che risultano tre Partigiani Caduti a Senago, di cui se ne conoscevano solo due, Lattuada e Mantica. Da lì è nata prima la curiosità e poi il desiderio di trovare il Partigiano dal nome ‘Da Ponte’, ritenuto dall’Anpi il terzo Partigiano Caduto di Senago: quindi ho cercato di trovarlo con l’amico Tavecchia con cui abbiamo ricostruito con pazienza la sua storia”.
Questo lavoro, come si è sviluppato nel tempo?
Beretta: “Ho tentato di approfondire la questione attraverso l’Anpi Senago che aveva fatto alcune ricerche, poi non avendo ulteriori conferme stavo per abbandonare il tutto. Finalmente, grazie a Tavecchia, siamo riusciti a ricostruire la storia di questo Da Ponte, Partigiano nella bassa friulana nel Battaglione ‘Montina’ della Divisione Garibaldi Gap. Purtroppo, nel ‘44 venne catturato, arrestato e interrogato dai repubblichini della Decima Mas nella Caserma ‘Piave’ di Palmanova. Nonostante venne massacrato non parlò. Inferociti per il silenzio lo legarono mani e piedi a due cavalli e li fecero partire in direzione opposta squartandolo”.
Tavecchia: “Dopo essere stato contattato da Giorgio ho incominciato a cercare questo Da Ponte negli archivi sia anagrafici che parrocchiali di Senago. Alla data di nascita ‘7- 4-1899’ non c’era nessun Da Ponte e in generale non risultavano Da Ponte a Senago, però risulta esserci un Enrico Deponti nato proprio in quella data. Andando all’Archivio di Stato di Milano, consultando l’Archivio Militare, sul ‘ruolo matricolare’ e nel ‘foglio’ di Enrico Deponti viene effettivamente riportato che è lui il Partigiano deceduto a Palmanova nel 1944 e che gli vengono riconosciute le qualifiche di “Partigiano Combattente” e “Partigiano Caduto”. Molto probabilmente c’è stato un cambio di nome da Deponti in Da Ponte, penso in occasione dell’Armistizio del 1943, forse per darsi alla macchia e sfuggire alle perquisizioni”.
Cos’altro avete scoperto?
Tavecchia: “Dalla ricerca anagrafica è emerso che, pur essendo nato qui a Senago, tutta la sua famiglia si trasferì ad Affori nel 1906. In ambito militare, essendo del 1899 Deponti ha fatto in tempo a partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Tornato a casa si sposò con la signora Cavallaro per poi trasferirsi a Torino nel 1925. In seguito è stato richiamato alle armi per la Seconda Guerra, anche se ormai quarantenne. Dopo essere andato in territorio di guerra è stato dislocato in Friuli, dove è riuscito ad ottenere un encomio per aver salvato un bambino dalle acque di un torrente impetuoso. All’Armistizio molto probabilmente cambiò le generalità e col nome di battaglia “Poldo” entrò nel battaglione ‘Montina’ e divenne Capo Nucleo e Commissario Politico”.
A seguito di questa scoperta cosa pensate di fare a Senago per lui?
Beretta: “Stiamo cercando, parlando anche con l’Amministrazione e le autorità competenti, di dedicargli una targa alla memoria”.
Tavecchia: “Soprattutto perché, come abbiamo scoperto, era un senaghese anche se non ha vissuto a Senago. I Deponti sono una delle famiglie storiche di Senago, questa famiglia è presente a Senago già dal ‘500”.
Beretta: “Una targa, magari al Sacrario del Cimitero, sarebbe un modo per ricordare Enrico Deponti, un esempio di coraggio e di lealtà ideologica nella Guerra di Liberazione”.




