di Stefano Di Maria
Non appena sbarcata su Netflix, UNFAMILIAR ha subito conquistato la platea di abbonati finendo nella top ten. Non poteva essere diversamente, considerata la qualità di questa produzione tedesca e la trama appassionante, indicata anche per chi non è avvezzo a storie spy. La chiusura del sesto episodio spalanca le porte alla seconda stagione: meno male, come leggerete nella nostra recensione.

UNFAMILIAR – La trama
Le ex spie Simon e Meret gestiscono un rifugio nascosto nel cuore di Berlino. Quando si ripresenta una minaccia che pensavano ormai sepolta, i due devono nascondersi da una serie di assassini, agenti russi, agenti Bnd, ex amanti e tante persone a cui hanno fatto un torto… il tutto cercando di tenere insieme il loro matrimonio e salvare la vita della figlia.

UNFAMILIAR – La recensione
Nel mare magnum dei prodotti spionistici, si sentiva un gran bisogno di una storia alla THE AMERICANS, in cui le spie sono marito e moglie che nascondono la loro doppia identità alla figlia sedicenne. E’ una circostanza inedita, perché di solito le spie non hanno legami e possono contare solo su se stesse: la diretta conseguenza è che gli autori – fra inseguimenti, scontri corpo a corpo e sparatorie – mettono per forza di cose in primo piano anche la relazione sentimentale e, visto che c’erano, pure il tradimento con una vecchia fiamma. Così UNFAMILIAR si trasforma in una spy story che lega le scelte fatte dai protagonisti agli affetti, ponendoci di fronte alla domanda: che cosa si è disposti a sacrificare fra l’interesse della Patria e l’interesse della famiglia? Difficile non farsi ipnotizzare dalla bravura di Susanne Wolf e Felix Kramer, che sulla scena hanno una chimica fuori dal comune, perfetti nell’incarnare il dualismo di chi ama il rischio ma deve anche tutelare i suoi cari perché ha parecchio da perdere.

In questo contesto gli sconosciuti del titolo non sono solo i due protagonisti per la figlia, che non ha idea di chi siano i suoi genitori e il grande segreto che le hanno nascosto, bensì gli stessi Simon e Meret, che non si conoscono come credono. Ma quasi nessuno è davvero chi sembra in questa miniserie dalla trama incalzante, sullo sfondo di una Berlino fredda e slavata, come se riflettesse l’animo di ogni pedina del grande ingranaggio dell’intelligence.
In UNFAMILIAR non tutto è perfetto. Ci sono situazioni improbabili (grida vendetta che un paziente lasci l’ospedale sulle proprie gambe il giorno dopo la rimozione di un aneurisma) ed è prevedibile chi sia il traditore dei servizi berlinesi. Ma anche questo fa parte dell’intrattenimento di un genere che raramente non richiede un po’ di sospensione d’incredulità. Non resta che attendere la seconda stagione, che potrebbe alzare ulteriormente l’asticella.
IL NOSTRO VOTO
7,5
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