di Stefano Di Maria
Distribuita dalla piattaforma HBO Max, PROUD è una serie ambientata a Varsavia, nel mondo LGBTQ+. Una storia, raccontata in otto episodi, che lascia il segno per la sua profonda umanità e intensità. Non per niente il protagonista Ignacy Liss è stato premiato al Festival Series Mania di Lille, dove per la sua interpretazione ha conquistato il Grand Prix. Ecco la nostra recensione.

PROUD – La trama
La serie racconta la vicenda di un giovane uomo che ha sempre vissuto senza particolari vincoli, concentrato sulla propria carriera e su una quotidianità fatta di leggerezza e libertà. Un evento drammatico e inatteso sconvolge però il suo equilibrio, mettendolo di fronte a una scelta che cambierà radicalmente il suo futuro.
Costretto a prendersi cura di una bambina rimasta senza punti di riferimento, il protagonista intraprende un percorso complesso fatto di sacrifici, crescita personale e nuove responsabilità. Nel tentativo di costruire una famiglia e trovare un nuovo senso alla propria vita, dovrà confrontarsi con fragilità, paure e legami che credeva di non essere pronto ad affrontare.

PROUD – La recensione
Nel panorama delle serie arcobaleno PROUD si distingue per la qualità della sua scrittura, che non punta su frivolezze e sentimenti: motore della storia sono gli ostacoli che una persona gay deve affrontare per adottare un bambino. Ma c’è di più: vengono affrontati temi come l’elaborazione del lutto, l’omofobia e il pregiudizio, l’assunzione di responsabilità, il valore della famiglia e delle amicizie. In un certo qual modo è un coming of age, perché il protagonista Filip, per quanto già adulto, cresce nel momento in cui accetta di prendersi cura della nipotina: diventa, per l’appunto, responsabile, mette lei al centro di ogni priorità (incluso l’amore).
Le vicende sono narrate con evidente realismo, senza forzature e tanto più senza cliché tipici delle serie LGBTQ+. Anche le scene di sesso non sono mai finalizzate al puro intrattenimento, anzi si ritagliano un ruolo che, in un dato contesto, ha un significato ben preciso.

Non tutto è perfetto: a metà stagione si assiste a una serie di fatti il cui epilogo è poco chiaro e poco plausibile. Non si capisce il perché di questa scelta, che francamente si poteva evitare. Il finale, inoltre, è beffardamente aperto a una seconda stagione che, a questo punto, pare scontata.
IL NOSTRO VOTO
7,5/10
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