HomePrima PaginaDopo le botte all'ospizio, ora chiedono il patteggiamento. Inchiesta partita da Uboldo

Dopo le botte all’ospizio, ora chiedono il patteggiamento. Inchiesta partita da Uboldo

casa riposo besana brianza
Una indagata colpisce con schiaffo

Due dei quattro operatori socio assistenziali accusati di maltrattamenti nella casa di riposo di Besana Brianza diretta dall’ex sindaco di Uboldo, Lorenzo Guzzetti, che li aveva denunciati, hanno chiesto di patteggiare la pena dopo avere risarcito le vittime.

 

A voler concordare la pena sono due donne, una nel frattempo è andata in pensione e l’altra sta seguendo un percorso psicologico di recupero, mentre i due coimputati minori non hanno presentato richieste di riti alternativi.

Tutti sono chiamati a presentarsi il 23 aprile per l’udienza preliminare al Tribunale di Monza, dove il giudice valuterà se i patteggiamenti richiesti sono da ritenersi congrui e se rinviare a giudizio i restanti accusati che, in questo caso, dovranno affrontare un processo.

La vicenda fu portata alla luce l’estate scorsa dagli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Seregno dopo la segnalazione fatta ai militari dalla stessa dirigenza della casa di riposo, che aveva raccolto i racconti di alcuni colleghi degli attuali imputati per maltrattamenti aggravati e continuati.

 

Fai schifo“, “ma quando muori?“, “Adesso qui ci vorrebbe un’insulina fatta bene…“, queste alcune delle frasi pronunciate e catturate dagli investigatori nel corso dell’inchiesta dalla Procura di Monza, coadiuvata da intercettazioni ambientali e immagini registrate con microspie, che ha evidenziato come alcuni dipendenti del ricovero,  fossero soliti schiaffeggiare gli anziani, strattonarli e spintonarli, insultarli e minacciarli di morte.

Non solo, a quanto emerso, per puro “divertimento” di notte avrebbero scoperto gli ospiti, lanciando loro acqua sul viso, accanendosi in particolare su anziane donne di cui alcune con difficoltà motorie o affette da disabilità. Le vittime, quantomeno sei degenti di età compresa tra tra gli 81 e i 99 anni, erano in molti casi donne affette da Alzheimer, quindi in una condizione psichica di enorme fragilità. L’orrore a cui sono state sottoposte, secondo quanto documentato dai carabinieri, andava avanti almeno da dicembre di due anni fa. Sono state le intercettazioni ambientali e i filmati delle telecamere nascoste dagli investigatori a confermare i sospetti avanzati dalla direzione della casa di riposo.  


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