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Studenti contro la scuole chiuse, il Tar del Lazio riconosce le carenze del Dpcm

mascherine scuola
Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

La prima sezione del Tar Lazio si è pronunciata oggi sulla richiesta di sospensiva dell’ultimo Dpcm, dando  una grande soddisfazione a un gruppo di studenti maggiorenni e genitori di studenti minorenni di sette regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Marche e Puglia) che avevano  presentato ricorso contro il Dpcm dello scorso 14 gennaio. 

Nel ricorso era stata contestata, tra l’altro, la violazione del diritto alla salute e allo studio degli studenti delle scuole secondarie e la sproporzione tra le restrizioni imposte ai ragazzi e l’obiettivo di contenere la pandemia con la chiusura delle scuole.

Secondo i ricorrenti, difesi tra gli altri anche dall’avvocato Eva Maschietto dello studio Emlex di Milano questo pronunciamento “è un monito per il Governo che sta per emanare le misure in vigore dal 6 marzo prossimo“.

Con l’ordinanza n. 1223 del 2021 pubblicata oggi 26 febbraio 2021, il Tar ha affermato che le previsioni del Dpcm  impugnate non risultano supportate da specifiche indicazioni del Cts, né, peraltro, da studi orientati a verificare il ruolo dell’attività scolastica nella diffusione del contagio all’interno e all’esterno dei plessi, essendo carente un’analisi di tipo  epidemiologico in tal senso e un’indagine tesa a verificare la possibilità di porre in essere misure contingenti straordinarie finalizzate a garantire a tutti gli studenti la frequenza in presenza dell’intero monte ore settimanale.

Il Tar in particolare ha citato una parte del ricorso ove si dice che “il minimo vantaggio, in termini di contenimento della pandemia, derivante dalla drastica e generalizzata riduzione a livello nazionale della didattica in presenza non può essere considerato sufficiente a giustificare l’enorme sacrificio imposto, su un piano anche psicofisico, ad una intera generazione di adolescenti”, concludendo però che non si ravviserebbe quel “grave e irreparabile pregiudizio derivante, a breve termine, dalla prosecuzione del regime in essere, che trae origine da una previsione che perderà efficacia il 5 marzo 2021.
La domanda di sospensiva è  quindi stata respinta.  “Ma non si tratta di una sconfitta -ribadiscono i ricorrenti in una nota-  perchè  le buone ragioni degli studenti sono state riaffermate. E il riferimento alla scadenza del Dpcm è  interpretato  come un forte monito al nuovo governo a discostarsi dalla prassi dei precedenti Dpcm sulla scuola: sarà quindi importante vedere come il nuovo esecutivo si porrà  di fronte a questa pronuncia”.


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