In questi giorni in Italia si parla dei “taxi del mare”, le navi gestite da Ong che vanno a prendere i migranti ai confini delle acque libiche (e forse qualcuno anche al loro interno). La cosa sconcertante è che non si sa chi finanzi alcune di queste navi, che pare costino anche 6mila euro al giorno. Si parla di miliardari generosi. Che bello, ma io faccio proprio tanta fatica a credere che esista davvero Babbo Natale. Per questo sono rimasto a bocca aperta qualche giorno fa leggendo un articolo del Sole 24 Ore a firma di Franco Abruzzo, già presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Si legge: “Immigrazione, è ‘allarme generale’ - Il Procuratore Generale dell'Aquila ha evocato la mano di un "grande vecchio" planetario: «Appare fondata la tesi di chi sostiene che si tratti di una vera e propria invasione dell'Europa voluta e finanziata da centrali operative internazionali allo scopo di determinare col tempo l'ibridazione dei popoli e delle religioni, onde possano realizzarsi più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale»”. La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta è la data dell’articolo: 12 gennaio 1999. Già diciotto anni fa, qualche procuratore avanzava sospetti su certe dinamiche, ma poi è calato un silenzio assoluto, forse non casuale, fino a quando un ragazzino (un ragazzino!) ha mostrato a “Striscia la notizia” le rotte sospette delle navi che vanno a prendere i richiedenti asilo. Solo a quel punto è scoppiato il caso, solo allora, di fronte all’evidenza, si è cominciato a chiedere chi finanzia quelle navi e come operano. Domande che, in molti casi sono ancora senza risposta.
Piero Uboldi
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