C’è chi dice no senza esitazioni, chi non mette in discussione i data center ma chiede che vengano costruiti lontano dalle abitazioni e chi ricorda che social, cloud e servizi digitali che utilizziamo ogni giorno hanno bisogno proprio di queste infrastrutture. Intanto, ad una settimana dall’incontro pubblico del 28 agosto, la petizione contro il progetto di Cesate ha ormai superato le 2.500 firme, pari a circa il 20% della popolazione cesatese sopra i 18 anni, e le domande, ancora senza risposta, sul futuro della città sono tante.
Una struttura da 100 megawatt
A pesare sulla discussione sono anche le dimensioni del progetto previsto nell’area industriale di fronte alla Coop. Nei materiali diffusi si parla di una potenza di 100 megawatt, una lunghezza di circa 300 metri e un’altezza massima di 22,5 metri. L’edificio occuperebbe circa 23mila metri quadrati all’interno di un’area complessiva di circa 60mila. Sono inoltre indicati 63 impianti di raffreddamento e 48 gruppi elettrogeni ausiliari.
Numeri che alimentano domande su consumo di energia e acqua, rumore, calore prodotto dagli impianti e vicinanza alle abitazioni. Sul consumo idrico non emerge ancora un dato certo. Il sindaco Roberto Vumbaca ha sostenuto in Consiglio che il sistema funzionerebbe a ricircolo e che l’acqua non graverebbe sulla normale rete del paese.
Il progetto prevede anche opere di mitigazione ambientale. Cesate Insieme pone però una questione: se rumore, emissioni, raffreddamento, consumi idrici e gruppi elettrogeni dovranno essere approfonditi nei passaggi successivi, per la minoranza è prematuro considerare già limitato l’impatto della struttura.
Cosa è cambiato nel Pgt
L’area era già destinata ad attività produttive, ma la possibilità specifica di realizzare un data center è arrivata con il Pgt del 2024. Il sindaco Roberto Vumbaca lo aveva ricordato anche in Consiglio: “Cosa abbiamo introdotto noi? Abbiamo introdotto la possibilità di data center”.
Cesate Insieme sottolinea che la destinazione specifica “GF 3.4 – Attività di fornitura servizi ad alta tecnologia (Data Center)” è stata inserita in sede di controdeduzioni, dopo un’osservazione presentata dai proprietari delle aree, insieme alla modifica di alcuni parametri degli ambiti interessati. Per la minoranza, quindi, è improprio sostenere che il data center fosse già previsto dalle precedenti amministrazioni.
Le risposte che, per molti, ancora mancano
A pesare sulla mobilitazione è anche il ricordo della Commissione Urbanistica del 29 luglio. Diversi presenti raccontano di essere usciti dall’incontro senza le risposte che si aspettavano, soprattutto sui generatori, sul rumore e sugli effetti complessivi dell’impianto. Nei racconti tornano anche la sala gremita, il caldo e le difficoltà ad ascoltare gli interventi a causa dei problemi con l’audio.
Un’assemblea nata dai cittadini
Cesate Insieme insiste su un punto in vista dell’assemblea del 28 agosto al circolo Arci: “Non sarà una riunione politica della minoranza contro la maggioranza”. Secondo il gruppo, l’incontro nasce dalla mobilitazione di cittadini con sensibilità diverse che hanno cominciato a leggere gli atti, confrontarsi e fare domande.
La critica è verso la mancanza di un vero momento pubblico di informazione e confronto promosso dall’Amministrazione. “Se oggi nasce spontaneamente un’assemblea, è anche perché quello spazio di confronto qualcuno doveva aprirlo”, scrive il gruppo.
La serata del 28 agosto viene quindi presentata come un’occasione per conoscere meglio il progetto, fare domande e capire quali strumenti siano ancora disponibili per far arrivare le istanze dei cittadini alla Giunta.
L’interesse supera i confini di Cesate
La discussione non riguarda più soltanto i cesatesi. Cittadini di Solaro e Saronno hanno chiesto informazioni sull’assemblea del 28 agosto, mentre altri propongono collegamenti con i Comuni vicini interessati da progetti simili.
Dietro le oltre 2.500 firme non c’è quindi una sola posizione. C’è soprattutto una domanda che torna nelle diverse voci raccolte: quale sarà, concretamente, l’impatto del data center sul territorio e sulla vita di chi abita nelle sue vicinanze.
Francesca del Negro





