Asst Rhodense, ospedali: il bilancio del Dg Bosio dopo 3 anni.
Il direttore dell’Asst Rhodense Marco Bosio ha superato la boa dei tre anni di mandato alla guida dei nostri ospedali. Il Notiziario lo ha intervistato per fare il punto della situazione sulla sanità locale.
Dottor Bosio, è soddisfatto dei risultati fin qui raggiunti?
“Molto, specialmente per i dati relativi al 2025. C’è stato un incremento delle attività di ricovero rispetto al 2024, abbiamo totalizzato un più 4% di dimissioni dai nostri ospedali e le prestazioni ambulatoriali hanno registrato un 5% in più di attività. Altro dato rilevante è quello legato ai due Pronto Soccorso che hanno avuto un incremento di accessi di oltre il 6% rispetto all’anno precedente. C’è un buon indice di gradimento verso l’azienda, fattore dovuto sia ai professionisti che all’organizzazione. Il che non significa che non vi siano criticità, legate soprattutto alla questione della reperibilità di risorse umane, nello specifico al reclutamento di infermieri”.
L’Asst Rhodense sta raggiungendo un ottimo livello qualitativo…
“Sicuramente sì, al netto dei problemi che ci sono sempre. Il robot è stato una delle novità importanti per quanto riguarda la Asst Rhodense; abbiamo avviato l’attività l’8 settembre e fino al 31 dicembre del 2025 sono stati eseguiti 108 interventi, più di 30 al mese. Questo è un dato molto più alto rispetto a ciò che ci si aspettava, la media in generale è di 250 interventi annui per cui una ventina al mese. Ci tengo a ribadire che, seppur collocato fisicamente in via Forlanini, si tratta di un robot aziendale, viene quindi utilizzato sia dagli specialisti di Rho che di Garbagnate”.
Come state affrontando la carenza di medici e infermieri?
“Sull’aspetto delle Risorse Umane devo dire che quest’anno abbiamo chiuso il 2025 con 32 persone in più rispetto al 2024, al 31dicembre 2025 avevamo 3704 dipendenti. Se guardiamo le differenze, devo dire che purtroppo gli infermieri non siamo riusciti a trovarli tutti. Abbiamo 25 Operatori Socio Sanitari in più rispetto a fine 2024 che vanno a supportare, non chiaramente a sostituire, gli infermieri. Per quanto riguarda i medici abbiamo 37 nuovi arrivi rispetto al 31 dicembre 2024; per cui diciamo che è il primo anno che abbiamo un risultato positivo. Questo vuol dire che abbiamo fatto una politica di recupero di persone che ci ha permesso di garantire il turn over, infatti abbiamo più o meno 250 persone che vanno e vengono durante l’anno. Siamo riusciti a prenderne ancora di più di quelli che sono usciti. È il primo anno che accade”.
Però c’è la carenza cronica degli infermieri?
“Sì, questo è il problema. Fortunatamente abbiamo il corso di laurea a Rho, cercheremo almeno di averli in maniera assoluta qui. In uno degli ultimi avvisi, l’ultimo è stato fatto in questi giorni, abbiamo preso più di 50 infermieri, un segnale positivo”.
Pensa di coinvolgere i cittadini nella pianificazione dei servizi sanitari, ad esempio con conferenze?
“Noi siamo sempre in ascolto, nel senso che siamo qui al servizio delle persone cercando di risolvere i problemi, anche attraverso i numerosi incontri sul territorio. Abbiamo realizzato le giornate in piazza sulla prevenzione, l’ascolto del cittadino diventa fondamentale perché è il nostro utente, per cui se sappiamo bene cosa vuole riusciamo neanche a garantire dei servizi adeguati”.
Si parla da tempo di emergenza per la salute mentale degli adolescenti e giovani, un problema reale. Che percezione ne avete voi?
“Questa è un’emergenza nazionale, acuita negli ultimi anni. Abbiamo cercato di incrementare le risorse messe in campo, specialmente per la neuropsichiatria infantile. C’è un sistema nuovo, che essenzialmente permette un triage all’ingresso con un Neuropsichiatra, il filtro iniziale ci permette di individuare subito i casi più urgenti. Con l’attività dello psicologo che abbiamo inserito nelle Case di Comunità, nel 2025, abbiamo fatto più di 2000 colloqui. E’ un ascolto, un filtro aggiuntivo, rispetto a quanto fatto fino adesso”.
Vi muovete anche con le istituzioni scolastiche?
“In un’ottica di collaborazione. Questa è un’area che tocca il dipartimento di salute mentale e nello specifico della Neuropsichiatria Infantile, nel senso che ci sono contatti frequenti rispetto quelli che sono i bisogni dei minori. La scuola è una sentinella importante per intercettare i disagi in maniera prioritaria”.


