Il tema non è facile, ma una riflessione, secondo me, va fatta. Oggi in Italia siamo assediati da norme sulla sicurezza che a volte sfiorano il ridicolo e il paradossale. Chi vuole organizzare una festa in piazza, per esempio, è ostacolato da un’infinità di regole, prescrizioni e certificazioni legate alla sicurezza e, di conseguenza, le feste di strada e gli eventi aggregativi stanno diventando sempre più rari. Noi che scriviamo di cronaca lo notiamo spesso anche nella nostra area.
Nel contempo, l’Istituto Superiore della Sanità certifica un aumento dei casi di depressione, soprattutto tra i giovani, spesso causati da solitudine. La domanda che mi pongo e che pongo a voi tutti è la seguente: ha senso opprimere le iniziative di aggregazione, quelle che creano socialità nelle nostre comunità e che fanno nascere una rete di amicizie, solo nel nome di una sicurezza che appare eccessiva?
Va bene, la sicurezza è importante, ma a che prezzo la si ottiene? Se in nome della sicurezza siamo costretti a non vivere più la socialità dei nostri paesi e alimentare la depressione, ne vale davvero la pena?
Non è che in questo modo, anziché salvare vite riducendo le salamelle, si ottenga l’effetto contrario poichè non si dà più occasione alla gente di uscire di casa, trovare un po’ di condivisione e serenità? Io credo che su questo aspetto una riflessione sarebbe doverosa e coraggiosa.
Piero Uboldi


