
di Stefano Di Maria
Il senso della vita e della morte, la forza e i pericoli della fede, l’elaborazione del lutto: sono alcuni dei temi affrontati dalla serie di Netflix MIDNIGHT MASS, ultima opera di Mike Flanagan, che ha adattato l’omonimo romanzo di F. Paul Wilson, pubblicato nel 2004.
La vicenda è ambientata nell’isola di Crockett, dove vivono solo 127 abitanti. L’arrivo di Padre Paul, nuovo sacerdote, cambierà per sempre la comunità: in sua presenza si verificano strani fenomeni, da miracolose guarigioni a sparizioni, a una presenza oscura che si aggira nel buio… Il fervore religioso portato dal prete metterà in crisi Riley, appena uscito di prigione e ateo convinto, conquistato suo malgrado dal carisma di Padre Paul.

C’era molta attesa per la nuova opera di Flanagan dopo il successo di THE HAUNTING OF HILL HOUSE e THE HAUNTING OF BLY MANOR. Tuttavia rimarrà deluso chi pensa che questo show segua la stessa scia horror e spaventosa: qui la paura è più strisciante, sottile, mentale. Si salta molto meno sulla sedia, a favore di discorsi filosofici che potrebbero annoiare, allontanando lo spettatore che vuole tutto e subito. Flanagan, come sempre ideatore e regista, ha voluto un racconto più intimista rispetto ai precedenti due lavori per Netflix: abbondano i dialoghi e i monologhi, fra i quali si inseriscono note horror e da brivido che non sono mai preponderanti se non nell’episodio finale (“Apocalisse”). Una scelta che, senza un cast di tutto rispetto, non avrebbe portato ai risultati eccelsi che ha raggiunto: spiccano Zach Gilford, nel ruolo di Riley Flinn, Kate Siegel in quello di Erin Greene. Splendida Samantha Sloyan nella parte di Beverly, la cui mente è offuscata dal suo credo religioso al punto da perdere il senso della realtà e non comprendere più cosa sia bene e male. Così come Hamish Linklater, perfetto nei panni di padre Paul, e Rahul Kohli, lo sceriffo Omar Hassan. I personaggi sono così bene interpretati che alcuni riescono a sostenere la difficile prova di un lungo piano sequenza in spiaggia, di quelli che raramente si vedono al cinema e tanto meno nelle serie. Flanagan, che ama molto i piani sequenza, ce ne aveva già regalato uno magistrale in THE HAUNTING OF HILL HOUSE.

Interpretazioni a parte, MIDNIGHT MASS è un concentrato di religiosità, di anime che cercano conforto nella Bibbia, ma anche di chi ne diventa ossessionato perdendo le giuste coordinate esistenziali: è allora che la religione diventa un pericolo, idealmente rappresentato dagli orrori che dilagano negli ultimi episodi, dagli omicidi al vampirismo. Eventi specchio di una fede che, quando viene strumentalizzata o quando il credente ha una mente labile, è salvifica solo in apparenza: a quel punto tutto può accadere.


