di Stefano Di Maria
C’è una miniserie che in questi giorni ha scalato la classifica della top ten di Netflix: è LA PASSIONE TURCA, una produzione spagnola ambientata a Istanbul. Non un capolavoro, sia chiaro, ma ben confezionata e con una trama abbastanza originale e in grado di attirare l’attenzione degli abbonati che cercano una storia appassionante ma senza molte pretese. Lo show è tratto dal libro di Antonio Gala “La pasión turca” e a firmare la regia è Inaki Penafiel. Protagonisti sono Maggie Civantos e İlker Kaleli (che ricordiamo nella pregevole serie THE SERPENT, sempre nel catalogo Netflix).
LA PASSIONE TURCA – La trama
Protagonista è la spagnola Olivia. Mentre prepara uno studio sull’arte bizantina, conosce a Istanbul Yaman, un affascinante e misterioso mercante d’arte. Fra i due nasce una passionale quanto tormentata storia d’amore, che la donna decide di vivere fino in fondo: al punto da decidere di non tornare dai suoi cari a Madrid e di trasferirsi definitivamente a Istanbul, dove si fa una nuova vita accanto all’uomo che ama. Ma Yaman nasconde qualcosa e vive la relazione in modo diverso da come la concepisce lei, oltre a circondarsi di personaggi equivoci con cui intrattiene rapporti di lavoro poco trasparenti. Che cosa nasconde e cosa sta rischiando Olivia, in balia di una passione ormai incontrollabile?

LA PASSIONE TURCA – La recensione
La miniserie ha un buon ritmo, privo di tempi morti, e una buona dose di mistero che appassiona. Il merito, oltre che della trama, è della chimica fra i due attori protagonisti, che mettono in scena una passione così travolgente da non promettere nulla di buono. Abbondano le scene di sesso, anche se a dire il vero si vede poco, ma il punto di forza del regista Inaki Penafiel è indagare l’emotività e la perdita di controllo del personaggio di Olivia: l’intento è chiaramente quello di mostrare quanto l’essere divorati dalla passione faccia abbassare le difese. Si percepisce dalle circostanze in cui Yaman mostra il suo vero volto, ma Olivia non vuole vedere e mette la testa sotto la sabbia, divorata dal desiderio.

Nel corso degli episodi non tutto funziona ed è coerente: c’è qualche vuoto narrativo (non possiamo entrare nel merito per non spoilerare) e non mancano i cliché. Si aggiunge un finale un po’ affrettato e poco convincente. Il rischio di scivolare nella soap è dietro l’angolo, ma si può perdonare tutto a una miniserie dove Istanbul è protagonista quanto i personaggi. Una città onnipresente, che si respira in ogni scena: c’è il Bosforo, ripreso di giorno e di notte con tutto il suo romanticismo, ci sono le caratteristiche strade della città vecchia e abitazioni da sogno con panorami mozzafiato. Tutte location che da sole valgono la visione.
GIUDIZIO: 3/5



