di Stefano Di Maria
E’ arrivato su Netflix un nuovo nordic noir, che ha tutti i connotati del genere cui fa riferimento ma che non porta niente di originale o particolarmente innovativo. Stiamo parlando di SYNDEN (titolo originale LAND OF SYN), produzione svedese che soddisferà gli appassionati dei gialli scandinavi ma fino a un certo punto.

SYNDEN – La trama
Quando l’adolescente Silas viene trovato morto in una fattoria della penisola di Bjäre, l’impulsiva, eccentrica ma estremamente brillante detective Dani (Krista Kosonen) collabora con Malik (Mohammed Nour Oklah), un collega appena uscito dall’accademia, per risolvere il caso. L’indagine li conduce in una baracca patriarcale nella campagna della Scania, dove si ritrovano ben presto al centro di una cupa faida familiare che dura da generazioni. Dani, che ha un legame personale con la vittima, si lascia assorbire dall’inchiesta e dalle dinamiche delle famiglie coinvolte. Il patriarca Elis (Peter Gantman) lancia un ultimatum alla donna: se non vuole che sia lui a prendere in mano la situazione, deve risolvere il caso.

SYNDEN – La recensione
La miniserie in cinque episodi è un’indagine criminale moderna ambientata in un mondo incerto, segnato da conflitti e violenza, dove il peccato originale è sempre in agguato. Il suo problema è che ha fatto bene i compiti a casa, ma niente di più: troviamo infatti il solito detective tormentato, con un passato oscuro, le atmosfere cupe dei tipici noir della Scandinavia e un ragazzo scomparso in una piccola comunità che nasconde segreti e dove tutti sanno tutto di tutti. La vicenda è ambientata in piena campagna, nella periferia più lontana dalle sfavillanti luci e dalle case di design di Stoccolma. Immergersi in questo mondo rurale, fatto di violenza e sopraffazione, in cui è vietato entrare persino alla polizia, è angosciante e respingente grazie alla buona messa in scena che rende protagoniste le ambientazioni quanto i personaggi.

Krista Kosonen è perfetta nel ruolo della detective che deve fare i conti col suo passato e coi suoi errori, combattuta fra il bisogno di fare il proprio dovere o proteggere chi ama. La sua Dani è credibile e disturbante, anche negli scontri col collega Malik, che nella serie rappresenta la legge e il rispetto delle regole. Brilla anche Peter Gantman, convincente nel ruolo di un capofamiglia cresciuto in un mondo difficile e pericoloso, a cui deve continuamente adattarsi.

Il ritmo, per quanto non manchino i cliffhanger, è volutamente compassato, indugiando sui primi piani e sui dettagli del paesaggio per immergere lo spettatore nella realtà di quei luoghi, dove a vincere è la legge del più forte e disonesto, capace di calpestare i familiari pur di raggiungere i suoi scopi.
Al di là della confezione e dell’ottimo colpo di scena finale che risolve il giallo, SYNDEN rimane un noir scandinavo come tanti, facilmente dimenticabile nello sconfinato catalogo di genere di Netflix. Adatto a intrattenere ma non a chi cerca la scintilla, quel qualcosa in più che lo distingua dalla massa.
IL NOSTRO VOTO
7
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