HomeBUONO A SAPERSIHollywood, la serie Netflix ispirata agli anni d'oro del cinema americano

Hollywood, la serie Netflix ispirata agli anni d’oro del cinema americano

Hollywood
In campo cinematografico e televisivo Netflix è spesso garanzia di qualità e successo. Basti pensare a Sex Education, serie tv in grado di trattare in maniera deliziosa e mai volgare argomenti all’apparenza delicati, o La casa di carta, che ha ormai raggiunto un successo planetario.

L’ultimo, ambizioso progetto della casa di distribuzione di film e show televisivi è Hollywood, miniserie realizzata da Ryan Murphy, già noto per la produzione di programmi di successo come The Politician, Glee e American Horror Story.
Sarebbe semplice accostare, se non omologare Hollywood all’ultimo lungometraggio di Quentin Tarantino.

D’altronde, C’era una volta a…Hollywood ritrae lo stesso periodo storico della serie tv di Murphy e i messaggi di denuncia sociale nei confronti di un luogo e un’epoca dominati da razzismo e sessismo sono elementi chiave di entrambe le produzioni.

L’obiettivo condiviso è quello di rappresentare una realtà diversa da quella storica, in cui le donne possono dirigere un’azienda e i film possono avere protagonisti afroamericani. Ciononostante, Ryan Murphy non risparmia dei riferimenti velati al fatto che ad Hollywood tutto abbia un prezzo e che il successo possa costare molto, molto caro.

A differenza di Tarantino, che vuole immortalare la sua personalissima visione, la serie tv targata Netflix è a tutti gli effetti una fiaba in cui il bene prevale sempre sul male.
Tra i punti di forza assoluti di Hollywood ci sono sicuramente i personaggi. La loro narrazione e la forte caratterizzazione che ricevono li rendono sempre memorabili, a prescindere dalla loro centralità nel plot.

Un esempio su tutti? L’Henry Wilson interpretato da un magistrale Jim Parsons, un personaggio che reincarna vizi e peccati dell’epoca. Wilson è un approfittatore, un viscido doppiogiochista che però riesce ad affascinare il pubblico proprio grazie a una caratterizzazione che lo rende umano. Il singolare, in Hollywood, non esiste. Non si rintraccia un solo protagonista ma è la pluralità, i personaggi, a trainare lo show.

Le loro storie personali si intrecciano non solo con il contesto storico-sociale ma anche tra di loro, andando a convergere. Il risultato è un prodotto che, nel bene e nel male, non arriva mai ad essere saturo anche grazie ai soli 7 episodi. 

Hollywood

Come accennato in precedenza, Hollywood non vuole essere una testimonianza storica degli anni d’oro del cinema americano ma vuole utilizzare la Los Angeles di allora come un pretesto narrativo per raccontarne un’altra, di storia. Questo non ha però impedito alla produzione di svolgere un lavoro eccellente nel ricreare costumi e ambientazioni e dare al pubblico la sensazione di essere davvero catapultati in quelli che erano gli anni di grandi maestri del cinema.

Anni in cui spiccavano stelle del calibro di Stanley Kubrick, autore del cult dell’orrore Shining, e Alfred Hitchcock, famoso anche per pellicole tra le più importanti nel mondo del gioco come Caccia Al Ladro. L’Hollywood di allora era un posto magico e il comparto tecnico della serie di Ryan Murphy, anche grazie a una colonna sonora azzeccata e una fotografia all’altezza riesce a immortalarne la maestosità.

La sceneggiatura, invece, è forse tra le note dolenti della produzione. Per quanto le libertà artistiche che gli sceneggiatori si sono concessi non vadano a inficiare la qualità del prodotto, alcune scelte risultano un po’ fini a sé stesse.

I tanti, troppi colpi di scena che caratterizzano i finali di episodio sembrano spesso risolversi un po’ in fretta e danno l’impressione di essere un trick commerciale superfluo in uno show che non ne avrebbe bisogno. Ciò nonostante, la scrittura rimane di buon livello e non compromette le riuscita complessiva della nuova serie tv di Netflix.

Nel complesso, Hollywood è un prodotto da guardare. La scelta di divergere in maniera così netta da un’impronta realistica farà sicuramente discutere ma è un segno di coraggio che noi teniamo a sottolineare. Per il resto, la cura nella caratterizzazione di personaggi così unici e intimi e un comparto tecnico che potrebbe non avere nulla da invidiare a un film vale sicuramente il prezzo del biglietto.


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