di Stefano Di Maria
Nel mare magnum della serialità targata Netflix non è facile orientarsi. La piattaforma a stelle e strisce continua a sfornare titoli ogni settimana, molti dei quali imitano quelli più di successo per conquistare il vasto pubblico. Ma le vere sorprese, prima o poi, arrivano, e questo febbraio lo conferma la miniserie BAMBINI DI PIOMBO, ispirata a eventi reali accaduti nei primi anni Settanta in Polonia.

BAMBINI DI PIOMBO – La vicenda
La serie racconta la storia della giovane dottoressa Jolanta Wadowska-Król, la quale nota che i bambini che vivono vicino alle acciaierie di Szopienice si ammalano in massa di avvelenamento da piombo, una malattia causata dalla contaminazione da metalli pesanti. Dopo la sua scoperta, la protagonista cerca di salvare i bambini malati e, scontrandoi con l’oppressivo apparato statale comunista, rischiando la sua carriera e la sua incolumità.

BAMBINI DI PIOMBO – La recensione
La produzione della miniserie polacca trasporta il pubblico nell’atmosfera industriale dell’Alta Slesia degli anni Settanta: la fotografia scura e slavata mette in luce il lavoro nella fabbrica siderurgica e la vita nel rione operaio costruito all’esterno. Azienda e case sono costruite con gli stessi mattoni, come a sottolineare la loro stretta connessione e gli inevitabili effetti dell’inquinamento sulla salute: di fatto è come se le famiglie abitassero all’interno dei sito siderurgico, tanto sono abituate a sentirne i rumori e a vivere coi residui delle ciminiere che svolazzano ovunque come fiocchi di neve.

Nella realtà di questa regione operaia pericolose influenze politiche si intrecciano con la missione sociale della dottoressa Wadowska-Król: a interpretarla è l’eccezionale Joanna Kulig, che veste i panni di una donna determinata a salvare i bambini, malgrado la paura che prova e le conseguenze per il marito e i figli. Avere a che fare coi piani alti della politica, in competizione con la Germania per massimizzare la produzione industriale, è una lotta contro i mulini a vento: ma lei non si scoraggia, coinvolgendo quante più madri nella sua battaglia per trasferire le famiglie degli operai altrove. Brilla anche il resto del cast, decisamente all’altezza, oltre alla messa in scena e alla scrittura, che si prende il suo tempo: non punta ai colpi di scena e all’azione ma al realismo, pur senza scadere mai nel melodrammatico.

Ne scaturisce il ritratto di un’epoca in cui la salute contava meno delle industrie, rispecchiando anche i giorni nostri: si direbbe che sia cambiato poco a giudicare dai livelli d’inquinamento industriali e dagli effetti dei cambiamenti climatici sul pianeta e sulla salute. Così BAMBINI DI PIOMBO lascia la schematicità del racconto biografico e cronachistico per indurre una riflessione sui nostri tempi e su come non abbiamo imparato dagli errori del passato.
IL NOSTRO VOTO
8
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